Ha un cerchio alla testa; gli occhi pesanti... — Maledetto pranzo!

«Io ti seguii com'iride di pa...ce...»

A mano a mano canticchia più sottovoce, con uno sforzo visibile, con riso stentato e melenso. Rosana rimane impassibile e muta mentre il conte Vigodarzo pensa come potrebbe fare a salutare e svignarsela.

... — Che cos'è?... Anche i libri, sotto le sedie? — Ottavio, chinandosi faticosamente e allungando il braccio afferra il volumetto delle poesie di De Musset che era caduto dalla poltrona. — Vedi, Lelio? Tu sei un ammiratore di mia moglie; ammira anche il bell'ordine col quale ella tiene i libri! E si tratta, nientemeno, dell'autore favorito! Dimmi la verità: quante volte non ha detto anche a te, «rapita in estasi» i bei versi innamorati del suo poeta romantico... e alcoolizzato?

Rosana, gli strappa il volumetto di mano: ha gli occhi stravolti, sfavillanti di collera.

— Mi hai graffiato! — Don Ottavio la guarda un po' inquieto e comincia a succhiarsi un dito per metter la cosa in burletta.

— Per tua regola, — prorompe Rosana appena può parlare, — per tua regola, io non tollero e non permetto in mia presenza nè questi tuoi modi, nè questo tuo spirito troppo da..... da dopo pranzo!

— Oh! oh! Che furia!... Mi hai graffiato... a sangue!

— Assolutamente no! Sia detto una volta per sempre!

— Oh! oh! — ripete Ottavio continuando a succhiarsi il dito. Lancia ancora qualche frizzo a mezza voce... finalmente allungandosi e appoggiando la testa sulla poltrona, non dice più una parola.