Les escargots!... Povero Ottavio! Quattro dozzine! — Si alza, si avvicina in punta di piedi a donna Rosana e inchinandosi con la testa bassa mestamente, fa per salutarla, e prender commiato.

— Addio! Addio! E adesso che voi non potete più fingere con me per eroismo, per... virtù sublime, adesso con tutto il mio cuore vi auguro ancora di poter essere felice, ma veramente felice!

Il dardo è tratto: Rosana ne riceve la punta in mezzo al cuore. Che cosa fare? Non vuole, non può lasciarlo partire così, per la Cina! Senza quasi salutarlo! Senza giustificarsi! impossibile!

— Andate subito a casa vostra, o andate al Club?... Dove andate?

— Passerò un momento al Club. Debbo combinare con Pippo Sardis e con Castelsillia, per... domani.

— Vi accompagno io, con la carrozza. Devo passar di lì, andando da mia zia. Aspettatemi: in un attimo sono pronta!

Così dicendo, ella se ne va, tirando la portiera, sbattendo l'uscio senza alcun riguardo: ma Ottavio non si sveglia; cessa appena un momento dal russare, poi l'orchestrina ricomincia l'andante misurato, con tutti i vari strumenti.

Lelio, giubilante, non può più contenersi! Quando Rosana si è allontanata, si pone diritto dinanzi al povero marito, e con un'espressione di comica severità, alzando e scotendo la mano in segno di rimprovero e di minaccia, ripete sottovoce quell'aria fastidiosa dell'Ideale, che gli ronza ancora nelle orecchie, ma cambiandone le parole:

Les escargots, les escargots, mio caro!

Ad un tratto sente un profumo delizioso; si volta: donna Rosana, alta, sottile, vaporosa, tien sollevata la portiera: il suo viso non è stato mai così pallido; i suoi occhi mai così neri.