— Bella creatura!

Per l'onorevole Parvis la «bella creatura» ha anche il merito di non occuparsi di lui, ma di Teo, e Teo, riconoscente, appena balzato di carrozza, le fa festa intorno, poi subito segue il padrone, fiutando di qua e di là, fiutando lungo le scale, nella camera, intorno ai bauli, alle valigie, sotto il letto, come per una prima ricognizione ed una presa di possesso dei luoghi e delle cose.

Le camere sono al primo piano, le finestre sono aperte e dalla strada sale un brusìo di voci fresche ed allegre, e fra tutte, più fresca, più allegra, come una risata, la voce già nota del «piccolo caaro». Il Parvis vuol restare solo e Teo deve andarsene con Prospero. Ma quando il padrone ha finito la sua toletta, prima ancora che richiami Prospero, ecco Teo, — il quale ha già imparato la strada, — precipitarsi contro l'uscio ed entrare nella camera come una bomba: Prospero, lo segue, con la faccia soddisfatta.

— Teo ha già fatte amicizie!

— C'è qualche altro cane, all'Hôtel?

— No, no! Amicizia... con una bella signorina! E Prospero accarezza la bestiola, come approvando il suo buon gusto nella scelta.

Il Parvis non dubita neppure chi sia la bella signorina. Rivede la figura bianca, gli occhioni neri sotto il grande cappellone rosa, e di nuovo sente la melodia, l'incanto del doppio a, di quel caaro...

— Ha fatto amicizia, povero Teo!

Mentre Prospero continua ad accarezzare il fido amico, Gerardo si avvede che anche sul viso di limone del vecchio servitore, quella apparizione di donna giovane e fiorente ha gettato come un raggio di calore e di luce.

— Piccolo caaro!