Il primo cameriere, in atto di grande deferenza, aspettava i suoi ordini, porgendogli la lista del giorno.

Gerardo la guardò un momento.

— Devo ordinare, invece, per sua Eccellenza, una costoletta alla milanese con patate soufflées? Oppure un buon chateaubriand au beurre d'anchois?

— Come volete. Quello che c'è. Purchè si faccia presto!

— E vino, Eccellenza?

— Niente Eccellenza e niente vino! Soda e cognac.

Gerardo ha fra le mani la Tribuna, e mentre aspetta che gli portino la colazione comincia a scorrerla lanciando occhiate in giro, senza parere.

Varie di quelle facce non gli riuscivano del tutto nuove.

— Quanta fatica dovrò fare per impedire le conoscenze, i riconoscimenti e i complimenti!

Nella sala erano ricominciate le conversazioni e a mano a mano diventavano più animate e rumorose. Le pronunzie delle varie regioni spiccavano più nettamente fra quel brusìo festevole e cerimonioso. L'accento piemontese rispondeva al toscano, il napoletano e il siciliano al milanese, e la parlata veneta rumorosa alla romana aggraziata e melodica. Ma ben chiara, scolpita, fra quelle mille voci diverse e stonate, giungeva al suo orecchio la voce fresca di quella tal signorina — l'amica di Teo.