— Se non ho il riassunto del Capitale fatto da Gabriele Deville, oggi sono senza una mano. Ed era qui, in questo pacco. Dove si è cacciato?
— Io già, sai... non tocco mai niente! — mormorò il vecchio.
Giusto alzò gli occhi e lo fissò commosso, turbato da quella voce addolorata, in quel momento per lui così grave. Poi gli sorrise, mormorando:
— So, so, babbo; i miei libri tu non li tocchi; ma bisogna che io trovi questo Deville. Voglio chiudere il Comizio...
— Lascia stare il Comizio! — interruppe Lorenzo giungendo le palme in atto d'umile, ma fervida preghiera. — Non ci andare a questo Comizio! Evita almeno uno scandalo, per riguardo a tuo padre, alla famiglia che tuo padre ha sempre servito con onore, con fedeltà...
— Servito? Ah! Ah! La fedeltà, la devozione colla quale tu hai servito questi signori, dovrebbero impedire a me di servire le mie idee? Ed è per dirti queste cose che ti hanno chiamato? E chi sa contro di me, la marchesa specialmente, chi sa che accanimento!... Via, via! Non ho tempo da perdere, io! Dirai giù, ai signori, che ho anch'io i miei padroni, e i miei padroni sono i miei doveri, che valgono molto più del signor marchese e della signora marchesa.
— No, no, Giustino! Non fare, non parlare così anche tu, quest'oggi!... Non arrabbiarti, anche tu! Non darmi altri dolori. Il mondo non cambierà nemmeno co' tuoi discorsi, perchè è sempre andato e andrà sempre allo stesso modo. È il buon Dio, il solo padrone dei grandi e dei piccoli, che vuole così!
Il giovane lo interruppe, col viso intelligente, illuminato da un lampo di indulgenza e di pietà.
— Basta, basta, babbo mio, povero vecchio mio! Oggi no, oggi no, non mi stare a ripetere queste cose, oggi. Son tre, quattromila persone, operai, lavoratori che si riuniscono, ora, ed io dirò a tutti quello che da un mese mi va fermentando qui dentro... Ma abbi pazienza, mettiti quieto e prendi, leggi il tuo libro da messa... Tu, non puoi capirmi. Ecco, ecco il mio Deville! Meno male! L'ho trovato! — Il giovane dà un'occhiata all'orologio come per avere la spinta e trovare il coraggio di finirla e di andarsene. — Le due meno un quarto?... Salto in tram e via all'Alhambra! Non posso arrivar tardi! E tu pensa che io sono sempre un galantuomo, qualunque cosa ti dicano contro di me per le mie idee!
Il giovane, piegando l'alta persona secca, ossuta, angolosa, per uscire dal piccolo uscio un po' basso, fece ancora un cenno d'addio al povero Lorenzo, scese rapidamente le scale e si diede a camminare ancor più in fretta verso il tram di Porta Garibaldi, sfogliando ed annotando in margine, a grossi segni di matita azzurra, il volume del Deville. Col cappello a cencio, gli occhiali d'oro, il vestito trasandato, una grande cravatta nera mezzo disfatta, le tasche piene di giornali, i gesti rapidi, nervosi, concitati, masticando fra i denti lo spunto di qualche frase oratoria, egli passava tra la gente senza veder nessuno, osservato da tutti, conosciuto da molti, e lo seguivano sguardi di curiosità, di ammirazione, di simpatia, ma anche di compatimento, di scherno, e di avversione palese ed astiosa.