Il vecchio si portò le mani alla gola per aprirsi il colletto: la commozione, il dolore, le lacrime gli avevano accresciuta l'asma. Uscì a ritroso, inchinandosi barcollando e annaspando con le mani. Impiegò non meno di dieci minuti a fare i tre piani della scala di servizio, per rifugiarsi nelle sue camerette dove almeno avrebbe potuto starsene solo, solo col suo struggimento, con la sua disperazione. Non sarebbe uscito neppure pei vespri. Gli era impossibile fare ancora le scale in quel giorno. Poi lassù, poteva raccogliersi e pregare con tutta la devozione, come in chiesa. Avrebbe letto tutti i vespri ed anche compieta ed un po' di salmi, guardando dalla finestruola il suo bel Duomo, così vicino, che gli pareva di poterlo toccare allungando la mano, tutto bianco e roseo ed azzurro, co' suoi terrazzi, le sue balaustre, le sue guglie, e le statue, i santi, gli angeli, le madonne! Lorenzo le guardava, le salutava più volte ogni giorno da oltre quarant'anni e le conosceva ad una ad una, aveva parlato con ciascuna, aveva rivolta a ciascuna qualche preghiera speciale, nelle disgrazie della sua vita, quando era rimasto solo col bimbo, poi quando Giustino era cresciuto così sempre mezz'ammalato, poi negli ultimi anni quando Giustino aveva manifestato quelle idee, e si era buttato come un matto a quella maledetta politica ed a lui, povero vecchio, per le paure e i dispiaceri e i rimbrotti dei padroni, si era aggravato il mal di cuore.

Dopo una lunga sosta, premendosi le due mani sul petto perchè gli pareva che il cuore gli volesse saltare in gola, salì anche l'ultima branca della scala, la più breve, ma anche la più ripida e finalmente fu al pianerottolo pieno d'aria e di luce, come le sue camerette. Prima di scendere aveva chiuso l'uscio: come mai adesso era aperto con la chiave nella toppa? Da un leggero e noto colpo di tosse nell'interno capì subito.

— A casa, a quest'ora? A far che? — pensò il vecchio sempre più angosciato all'idea di incontrarsi col figliuolo, mentre si sentiva così male.

— Animo! — Spinse l'usciolo, ed appena entrato si lasciò cadere sopra una seggiola, affranto, con un sospiro che finì in un gemito.

— Perchè hai voluto fare le scale sentendoti così male? Avevi promesso di startene tranquillo o in casa o sul terrazzo.

— Sono stato chiamato giù dai padroni.

Il giovane, a questa parola «padroni», arrossì leggermente.

— Che cosa volevano? Lo sanno pure che sei ammalato!

— Dovevano parlarmi!

Il giovane aveva trovato finalmente un fascio polveroso di opuscoli, nel quale si era messo a frugare, febbrilmente, perdendo la pazienza, arrabbiandosi, pauroso di non arrivare a tempo.