— Dal canto mio, non ho nulla a rimproverarmi. Ho cercato di giovare materialmente e moralmente a vostro figlio, come la mia religione e il mio cuore mi consigliavano. Sì, anche il mio cuore; perchè quel... ragazzo prometteva tutt'altro: era sveglio, molto vivace, ma docile, riflessivo. Non dico già che lo si dovesse mettere in seminario... ma almeno non si doveva permettere che gli montassero la testa con tutte le empietà, con tutte le mostruosità che sono state inventate dai nemici del bene.

— Appunto, — intervenne Pier Luigi, il quale trovava opportuno lo sfogo della moglie, che sebbene un po' eccessivo, arrivava ad una conclusione. — Che cosa avete creduto di farne col seguire la vostra vanità e la sua ambizione? Sacrifici d'ogni sorta, per sette od otto anni, perchè diventasse dottore! Dottore in scienze economiche! Belle... scienze! L'ingiustizia del capitale, l'abolizione della proprietà.

L'onorevole si concitava al suono della propria voce come un vecchio cavallo di razza al suono di una fanfara. Era un pezzo che non aveva occasione di far udire in casa, a sua moglie specialmente, come il gruppo neo-guelfo avesse approfondita anche la questione sociale. E tirava via, contro l'inganno indegno dei marxisti, sostenitori di una possibile socializzazione degli arnesi del lavoro, contro l'auto-suggestione morbosa e collettiva delle masse verso un'utopia rivoluzionaria alla quale giungevano dopo essersi lasciati adescare dall'illusione «deleteria» della tattica evolutiva, da parte dei sobillatori, capaci di tutto pur di appagare le loro sfrenate ambizioni personali. Camminava in su e in giù, con le mani dietro il dorso, lo sguardo al suolo, come ascoltando attentamente le parole ed approfittando dell'occasione per immagazzinare ed ordinare un po' di materiale adatto alla sua prossima conferenza, sulla enciclica papale d'incoraggiamento ai cattolici della «vera democrazia». Ma ad un tratto, nel volgere un'occhiata a Lorenzo, lo vide così accasciato, così disfatto, così piegato in due sull'orlo della sua sedia, ch'ebbe compassione del vecchio servo fedele e pensò ch'era tempo di liberarlo da quella tortura.

— Già, ormai, sono parole inutili! Mi ricordo, quando vi è nato questo vostro unico maschio, dopo parecchi anni di matrimonio! Sembrava che vi fosse piovuta dal cielo una speciale benedizione! E anche nella scelta del nome, vi ricordate? Non avete avuto niente affatto la nostra approvazione. Chiamarlo Giusto!

— Giustino...

— Giusto! Come se non ci rintronasse abbastanza la testa con la giustizia, senza cacciarla anche nei nomi! Avete già la disgrazia di quel vostro cognome, così... bizzarro, di Allori!... Anche Giusto! Così n'è venuto fuori il Giusto Allori. Un tutt'insieme... spettacoloso, che pare proprio combinato apposta per fare del chiasso, per battere la gran cassa di tribuno e di martire!

— Ma queste cose poi, signor marchese, chi le va a pensare! — osò mormorare Lorenzo, giungendo le mani tremanti.

Donna Marianna intervenne, alzandosi ed accennando al povero vecchio ch'era finita l'udienza.

— Non si tratta di parole nè di nomi, ma di fatti. Ed il fatto... grave ormai, insopportabile, è che abiti ancora qui nella nostra casa, quello stesso individuo che fuori, nei giornali, nelle assemblee...

— No, no, scusi, signora marchesa, non si inquieti più — supplicò Lorenzo, in piedi, con una certa energia. — Credevo ne fosse già informata. Giustino, da quasi due mesi, non abita più precisamente qui, con me. Viene di tanto in tanto, a trovarmi, a sentire come sto; ha ancora qui... qualche libro, ma ha capito anche lui che non era più il caso!... Sicuro, signora padrona, anche questo dolore mi era riserbato. Non aver più vicino il mio figliuolo, alla vigilia di andarmene per sempre. E loro signori hanno tutte le ragioni! Con tanta bontà che hanno sempre dimostrato a quel ragazzo, con tanti benefici... Ah! Io capisco, capisco, e non dimentico nulla... Ma che fare? È la mia disgrazia! Il Signore ha voluto così. Non bastava la malattia, questo asma, che mi tronca il fiato... scusino, scusino tanto!... Giustino in casa, se credono non ci verrà più affatto! Andrò io a trovarlo, fuori del palazzo, finchè potrò... E poi una volta morto io... gli perdonino per me... soltanto per me!