— Precisamente così! Li ho piantati con tanto di naso! Avranno capito adesso che non facevo per burla, allorchè ripetevo loro che io con i timidi, con i conigli non ci sto, assolutamente non ci sto!

Gerardo Parvis continua per un bel pezzo ancora, ma il vecchio — svanito quel lampo fugace di maraviglia — è ritornato impassibile ed accudisce metodicamente alle sue incombenze, prepara la biancheria calda e fredda, le spugne, le babbucce, tutto l'occorrente per il bagno.

Ad un tratto gli sfoghi dell'ex-ministro contro i colleghi e il silenzio rispettoso e affaccendato del servo, sono interrotti da un abbaiare festoso, poi da un quattire affannoso all'uscio, finché un bolide vivo si slancia contro le imposte a vetri e le spalanca... E un cagnolino lungo lungo, basso basso, dal bel pelo lustro, color marrone, dagli aurei riflessi di scarabeo al sole. Il cane si precipita addosso all'onorevole, gli salta sulle ginocchia e continua ad abbaiare e a quattire torcendosi e allungandosi per arrivare a lambirgli il volto.

— Teo! — esclama Prospero fermandosi ritto. E la luce che gli brilla negli occhi sembra gli spiani le rughe fonde della vecchia faccia. — Teo! Giù! Teo! Qui! Vieni qui!... Teo!

Ma tutto è inutile e anche il padrone tenta invano, con la voce, con le mani di sottrarre il volto alle leccate della bestiola che salta, si arrotola, si allunga e smania sempre più.

Il servitore continua a guardare il cane, poi si volta al padrone:

— Ha sentito subito la sua voce! Lo ha conosciuto subito! Teo! Bravo Teo! Povero Teo!

Teo, — diminutivo del vero nome, — Matteo, — salta fra i piedi del servitore abbaiando, dimenando la coda, dimenandosi tutto, piegando con mille vezzi il lungo testone intelligente dall'espressione umana, come per metter il vecchio a parte della sua gioia. Ma poi subito si volta, corre, si slancia verso il padrone e per raggiungere lo scopo salta sullo schienale della poltroncina e lo lecca sul collo e riesce, finalmente, a lambirgli la faccia.

— Basta! Fermo! Giù! — grida Gerardo un po' infastidito e nondimeno maravigliato e lusingato di tanta festa. Lusingato e commosso.

Quella sua casa d'uomo importante e influente, d'uomo politico e d'uomo di Governo, così piena di gente seccante, noiosa e interessata non appena è noto il suo arrivo, è altrettanto vuota e melanconica ogni volta ch'egli vi capita quasi improvvisamente, come appunto quella mattina.