Il generale non disse più una parola a Gerardo Parvis intorno al suo matrimonio; anzi cercava di nominare la marchesina il meno possibile Pure stava attentissimo, osservava, spiava ogni più piccolo incidente ed era molto soddisfatto del come procedevano le cose. Prima di colazione, dopo il tennis, passeggiata igienica della marchesina coll'onorevole... e dopo colazione, musica. Dopo pranzo, altra passeggiata — tutti i giorni un po' più lunga, — o su, arrampicandosi in mezzo al bosco, sotto i vecchi abeti del viale Elena, o giù per la strada provinciale verso Fiumalbo; e la sera, di nuovo musica. Al «Je t'adoore» adesso, si erano aggiunti: l'adieu de l'hôtesse Arabe e la serenade Espagnole, e l'onorevole, che sedeva accanto a lei al pianoforte, cominciava a capire la musica tanto da saper voltare le pagine al momento giusto.

E Teo?... Sicuro, anche Teo faceva la sua parte! Come il leardo pomellato della Tavola rotonda, girava attorno per Boscolungo con i colori della bella: un nastro rosa, — uguale ai nastri del cappellone, — con un magnifico fiocco e i bubbolini d'argento: il tutto ricamato e regalato dalla casta diva.

«Gambe de pano» gongolava! Soltanto quando sentiva i sonaglini si oscurava in viso:

— Maledetto cane e maledetti bubboli!... Frastornano la testa!

E tornava per la millesima volta a esaminare, a studiare e a fregare col dito, come per farlo sparire, un ricordo dei dentini di Teo, che era rimasto indelebile in fondo alla falda del soprabito, con la forma di un piccolo sette.

Intanto ferve il lavoro per la rappresentazione dei burattini: e all'Abetone non si parla d'altro. È stata scelta la commedia Stenterello cuoco e generale in capo alla corte della bella Ircana. Tutto il mondo aristocratico è affaccendato in preparativi; Cesare e Achille, pittori dilettanti, dipingono gli scenarî e gli avvisi illustrati, la marchesina prepara una nuova toilette sfolgorante per la bella Ircana, e per le damigelle d'onore. Sua Eccellenza loda il talento artistico dei rivali suoi, oramai pienamente sconfitti ed anche rassegnati, e ammira la grazia, la bravura e più di tutto le manine della marchesina. Due mani bianche e morbide, lunghe, sottili, con le unghiette lucenti come il cristallo.

— Che bella mano, la sua! Con l'espressione del carattere e dell'intelligenza!

Oooh!... Ma che cosa dice, signor Parvis!... Un'espressione intelligente, le mani? Le mani non hanno occhi, e l'intelligenza è espressa dagli occhi!

— Sì, appunto! Queste sue manine hanno bene gli occhi: due occhiettini furbissimi.

— Dove sono?