— Lì, guardi lì! — Le indica le due fossettine della mano. — Eccoli lì, e come ridono!
Sofia si diverte guardando la mano, alzandola, allungandola, facendo sparire le fossette, o facendole riapparire più fonde.
— Ridere? Di che cosa dovrebbero ridere?
— Di me. — Il Parvis si corregge subito. — Del papà!
— Non so...
— Perchè è un papà troppo giovane? Poi... sarebbe forse un papà troppo indulgente!
E si finisce sempre che il papà bacia la manina che la figliuola gli offre scherzando.
Il giorno della rappresentazione, — la rappresentazione deve aver principio alle ore due, in punto, — è l'onorevole che sceglie il posto più adatto nel bosco dietro l'albergo, e che presiede all'impianto del teatro e alla divisione dei posti di platea. Nella prima fila i bambini, nella seconda le signore, in fondo gli uomini.
E Teo?... Il signor Matteo, dove lo si mette? Fra i piccini o fra gli uomini grandi? E se non starà fermo?... Se abbaierà? Teo avrebbe certo messo in pericolo il buon successo della rappresentazione. Era già colpevole di un grave reato: mentre si stava innalzando la baracca, aveva rubato il sire di Trebisonda, padre d'Ircana; era fuggito, scappato a nascondersi in un cespuglio e gli aveva strappato la corona, la barba e divorato il naso!... A tanto strazio, figurarsi il dolore e gli strilli di tutti i bimbi che riempivano il bosco e lo animavano con le loro vocine e lo picchiettavano di bianco e di rosso con i loro vestitini; angeli ed uccelletti insieme.