Il Parvis la fissa; guarda il telegramma come per indovinare, poi apre e legge:
«Mamma contentissima — parlerà lei babbo — sono felice.
Andrea.
Tutto si ferma, per un istante: anche i due cuori non battono in quell'istante...
— A lei. — Il Parvis le ritorna il telegramma: un sorriso cattivo gli increspa le labbra. — Sia tutto come non detto. E, soltanto, mi usi la finezza di dimenticare le mie stupide parole.
Il bosco, folto in quel punto, dopo un breve tratto, diradandosi, si apre sulla strada maestra. Sofia si arresta per poter discorrere, lì, senza essere veduti.
— Signor Parvis, si fermi! Ascolti, ho anche io da parlarle! Lei non mi deve disprezzare, non mi deve giudicar male, e non mi deve odiare! Soffrirei troppo: voglio sempre essere stimata da lei! Con Andrea — con mio cugino — ci siamo fidanzati da due anni. E da un anno e mezzo non lo vedo! È in marina: ufficiale. È stato in Cina: è tornato soltanto da pochi giorni.
— Io non ho il diritto di chiederle niente; non ho diritto di saper niente!
— Sì, invece; tutto! Deve saper tutto! Voglio spiegarle tutto! Mi ha dato un grande dolore, sa, e lo merito! Lo merito, perchè senza saperlo, creda, senza saperlo, sono stata leggera con lei! Ho sbagliato; l'ho ingannato!
— No... No!