A Gerardo si oscura la vista: sente la terra che gli manca sotto i piedi.

— Ha capito e... e mi risponde di no?... È un no?

Sofia, più che attonita, è come atterrita: fissa quel volto pallido, contraffatto dall'ansia, dall'angoscia, dal dolore... Poi è lei stessa che gli afferra una mano e gliela stringe con forza, con tutta la forza, mentre le lacrime le corrono agli occhi.

— Amico! Amico! Oh povero amico mio!

Il Parvis sente in queste parole, in questo dolore della buona fanciulla, che la sua condanna è inesorabile. Aspetta un istante, poi le domanda, con un'altra voce, una voce stranamente mutata, ma ferma e sicura:

— Nemmeno col tempo? Nessuna speranza?

Ella rimane a capo chino.

— Risponda: mai, nessuna speranza?... Mi risponda.

Sofia alza il capo lentamente e lo guarda: ha una grande, una profonda pietà negli occhi dolcissimi. Vorrebbe parlare, non sa, non ne ha il coraggio. Allora leva dalla tasca della giacchettina un telegramma arrotolato, e glielo dà.

— Legga.