Letizia. Si sa, io non sono un genio: io non ho talento! e me ne vanto! Ma il Manzotti, ha avuto un grande successo.
— Successo di sartoria.
— Tre ballabili bissati e tutti i quadri applauditissimi.
— Contrastatissimi! Un insuccesso! In fatti una melensaggine banale, volgare, idiota!... Una noiosità pretenziosa e interminabile!
— Diremo al Manzotti, un'altra volta, per divertire i... superuomini, di far ballare lo Zacconi con l'Ibsen, o con quell'altro... come si chiama?... Quello delle marionette?
— Con l'Ibsen hai detto una sciocchezza: con il Maeterlinck hai dato, forse, un giudizio molto acuto. Ben inteso, senza saperlo, perchè in arte, come in critica, appartieni agli innocenti.
Driiinnn!! (Una sonata lunga, più lunga e più forte delle altre).
La Principessa. Vengo!... Eccomi!... Il contino e il mio ambasciatore! Capisco subitissimo alla scampanellata! (Passando dalla cucina, mentre si precipita nell'anticamera). Presto, Romolo!... Mi raccomando! (Dopo aperto l'uscio, con un grido di gioia). Eccoli! «il palpito del cor mi fa indovina!» Buona sera signor Marchese! Sono stata oggi al grande concertone delle nostre Dame Viennesi. Che splendori quella Waldhofstein!... Evviva... Giusto in punto anche il nostro Spinazzola!... Così la terna degli eletti è completissima! Avanti! Avanti, in camera mia e tutte le pelliccie sul mio talamo; al sicuro! Con tanta gente in continuo andirivieni, non si può mai garantire! — E così, dunque, il ballo nuovo?... Fiaschissimo?
Il bel contino, allacciando con un braccio il vitone enorme della principessa, le solletica la pelle e l'amor proprio, sfiorandole la guancia coi baffettini biondi, ritinti e impomatati, mentre il galante ambasciatore, palpeggiandola per cortesia, esalta quelle sue abbondanze monumentali, ma non marmoree, con le solite espressioni del noto repertorio. Invece il banchiere non saluta, non guarda nemmeno la Strufelzkoy. Le butta sgarbatamente la pelliccia fra le braccia e passando dall'anticamera al salotto, continua a sfogarsi, non contro il decadimento dei grandi balli, famosi, della Scala, ma contro la decadenza delle ballerine.
— I ballerinn, le ballerine!... Una specialità, un'istituzione, direi quasi, ambrosiana! Ma la ballerina d'una volta, la vera, adess, adesso, non c'è più! Sott'i todesch, sotto i tedeschi, allora, l'era propi tutta lee!... Sana, allegra, spiritosa affettuosa!... Una cara popolina di famiglia, senza malizia, senza inganno e senza cotone!! Ti prendeva per amante, così, sui duu pee — sui due piedi — detto fatto — e con la sola idea di divertirsi. E nessuna spesa, anzi, la ballerina d'una volta, rappresentava una vera economia. Un paio di stivaletti, al massimo, e dopo teatro una barbajada con un chifel al Caffè dell'Accademia. Ma invece adess, adesso?... Fatturata come il Champagne svizzero, secca, tisica, schizzinosa, e anche, magari, col fradell che fa il socialista o l'anarchic!... Piena di esigenze, di capricci, impastata di nervi, d'impostura e d'emicrania come ona miee, investe i suoi benefizî in tanta rendita e parla di azioni, di obbligazioni, di prestiti mej d'on agent de cambi!