Driiinn!!

Il nobile De-Farentes e l'ex maggiore Foscarini.

Il grande gentiluomo siciliano scambia a bassa voce alcune parole con Romolo, che è corso a levargli il paltò, e con magnanimo sussiego gli ficca tra le labbra il mozzicone di un trabucos nazionale; l'ex maggiore, ancora con l'ulster dal largo bavero di coniglio, solleva la portiera e caccia nel salotto il cranio roseo, lucente, circondato da una fitta corolla di capelli bianchissimi:

— Come mai?... Non ancora al giuoco?

Poi la portiera ricade e l'ex maggiore scompare per ritornar quasi subito, stretto e impettito nel vecchio soprabito nero.

— E così?... questo ballo nuovo?... Un orrore, ho sentito?... Ma tutti quei cretini della Commissione?... È ora di finirla, vivaddio!

L'ex maggiore non mette mai piede alla Scala, per via delle cinque lire del biglietto — troppo caro! un orrore! — e in odio a Wagner, una delle solite gonfiature dei milanesi. Ma è tra i più arrabbiati demolitori di ogni spettacolo, perchè la Scala disturba le sue abitudini, lo obbliga ad annoiarsi solo solo al caffè, sin dopo la mezzanotte, e fa cominciare il giuoco troppo tardi.

Driiinn!! Driinn!! Driinn!!

Le scampanellate si seguono una dopo l'altra e, in breve, tutti gli «intimissimi» affollano il salotto.

Il De-Farentes entra con gli ultimi arrivati discutendo a proposito di Zola e di Dreyfus e mentre si dichiara antidreyfusista per l'onore della Francia e dell'esercito, prova se la ruota è in bilico e se gira regolarmente. Ad un tratto, imprimendole un moto velocissimo esclama con un tremito nella voce forte, imperiosa: