La tirolese (dando un pizzicotto rabbioso alla piccina che divora, con la bocca, il savoiardo e con gli occhi il cannoncino). Ringrazia, villana!

La bimba (trasalendo per il dolore improvviso ma sorridendo e inchinandosi amabilmente). Grazie, signore! Tante grazie! Complimenti!

L'ex maggiore (Ingolla d'un colpo il cannoncino per non imbrattarsi di crema). Brava! Una buona educazione è il condimento della virtù! E un marron glacé, sarebbe aggradito, signorina?

La bimba, che si era aggrappata con una mano alla veste del bolèro, è spinta per un braccio dinanzi al tavolino dei tre signori, e ripete i complimenti e i ringraziamenti con un inchino e un sorriso ardito che ha già perduta la bella timidezza, ma non tutta ancora la soavità infantile, e che illumina, fugacemente, il pallido visino per lasciarlo, dopo, più smunto e più avvizzito.

La bimba ha fame e ha freddo. Lì, nel salotto, si soffoca; ma essa ha portato con sè, dentro di sè, tanto freddo dalla strada!

Quanto girare quella sera!... Su e giù! Su e giù! Quanto girare!

Dalla scollatura del corto vestitino di seta rosa, spuntano le esili spalluccie e il collo fino fino, trasparente, con una riga nerognola sotto la grossa collana di perle azzurre. Ha le gambine nude screpolate dal gelo, inzaccherate, come le calzette di lana e gli scarpini gialli, di neve motosa.

L'ex maggiore. (Scherzando sempre con la bimba e offrendole, dopo il marron glacé, una susina di Marsiglia). A lei, madamigella! Anche una prugna secca!... Vedo che l'appetito le serve!

La tirolese (ingolosita adocchiando i dolci del dessert). — È una ghiottona! Non è mai sazia!

L'ex maggiore. — Abito décolleté! E anche le perle! Che lusso!