Letizia (che ha calmato le ire della comitiva e venendo a patti, sottovoce, con le due donne). Sentite, noi siamo anche disposti ad offrirvi una modesta sì, ma sostanziosa cenetta; ben inteso senza Sciampagna.

La Principessa (mostrandosi arrendevole e conciliante pur di assecondare il desiderio della «società»). Per lo Sciampagna, al caso, ci penso io! (Stringendo l'occhio con intelligenza al cavalier Letizia). Ho io, per l'appunto, una marca famosissima!

Il Banchiere (Ancora brontolando, sotto voce, contro la piccina). Impossibile! Per me è impossibile! Con quella roba lì, sotto gli occhi! Mi disgusta, mi rivolta! Non mi diverto più! Perdo l'appetito!

«I signori» restano sospesi, esitanti fissando la piccina, che nella sua disperazione lancia uno sguardo supplichevole all'ex maggiore, il quale, dopo essersi fatto offrire un mezzo bicchierino di cognac, ingolla un africano di cioccolata.

La Tirolese (al banchiere, indicando la bimba). Questa marmotta?... Giuro, non dà nessun fastidio!

Il Bolero. Si mette a dormire!... Subito a dormire!

La Bimba (ha un tremito, le si riempiono gli occhi di lacrime, ma non osa fiatare).

La Tirolese (chiamandola, come se comandasse ad un cane). Qui!... Qui!... Subito! Qui! (Si guarda attorno, cercando con gli occhi, poi corre in fondo alla sala, dove ha veduto un tavolino coperto da un tappeto vecchio di lana a fiorami rosso e nero: al bolèro). Presto, la marmotta!

Il Bolero (tirandosi dietro la bimba per un braccio, poi sollevandola di peso, la butta sul tavolino). E non si piange! Hai capito?

La Tirolese. Giù!