—Mi sono ordinata anche un bel vestito di grò fleur de thé... un verdolino pisello.... Vedrai, vedrai, piavola, che metamorfosi!... Ma adesso ti raccomando; quando mi verrai intorno, devi aver sempre le mani pulite.

—Non dubiti, non dubiti, padrona!

—Il verde, vecchia mia, è il colore della speranza. Viva l'Italia!... Ormai la giornata dei tiranni "è giunta a sera!" E il lutto, sai, lo dovranno portare gli austriacanti e gli usurai! Bisognava vedere quel cane dello Spinelli: tremava ad un mio cenno!... Fa presto, dammi un fazzoletto da naso perchè ho sofferto l'impossibile!... Guarda, che cosa mi sono trovata nel manicotto!—e le mostrò lo strofinacciolo, che tirò fuori con due dita da una tasca della sottana, e che le buttò tra le mani.

—Oh finalmente, sia lodato Dio!... E ora sta attenta perchè hai da vedere ancora delle cose.... delle cose straordinarie.

Donna Lucrezia si levò il cappello e la rotonda che distese sul letto senza lasciarla toccare dalla Filomena, e incominciò l'esposizione dei vari oggetti, che avea portato a casa insieme col fattorino. Ma prima di farli vedere voleva, per divertirsi, che la donna tirasse a indovinare.

—Che cosa credi che ci debba essere in questa scatoletta?... E in quest'altra?... E in questo involtino?... E in questa cassetta di legno?...

La Filomena rimaneva come incantata: si sforzava per cogliere nel segno, ma non ci riesciva mai. E la padrona a ridere e a canzonarla mentre schierava sul cassettone tutto un bazzarre di roba. Guanti, collane, ninnoli di similoro, pettini, profumerie, saponi "al muschio" involti in carta dorata; e tutto ciò mentre la vecchietta esclamava capo per capo, colla monotonia di un ritornello:

—Oh Vergine santissima! Dove ha rubato i danari per comperare tanta bella roba?!

Il cassettone era tutto pieno, quando Donna Lucrezia prese di sopra a una seggiola un'altra scatola grande di cartone bianco legata con un nastrino rosso e la posò adagio sopra un tavolino ch'era vicino al letto.