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III.

—Filomena! Filomena!

—Comandi, signora padrona!—rispose la vecchiarella affaticandosi a tener dietro alla Balladoro che entrava gloriosa e trionfante, con tutto il suo bagaglio, nella camera da letto.

Essa aveva pagato al carbonaio del Gesù, a pronti contanti, la carretta della legna da ardere; aveva anticipato una bàvara alla Filomena perchè pagasse pure illico ed immediato il dolce di crema, regalando poi otto soldi al fattorino che le avea portata la roba.

In quanto alla Filomena, continuava a credere al miracolo. Essa guardava la padrona a bocca aperta, senza nemmeno darle una mano (tanto grande era il suo sbalordimento), mentre questa metteva giù alla rinfusa scatole e involti sul letto, sul cassettone, dappertutto.

Donna Lucrezia appariva alla serva in uno splendore mai più veduto!

Aveva un cappellino nuovo con due gale rosse scarlatte; poi una bella rotonda di panno scuro cogli alamari di giavazzo; poi, finalmente, attorno al collo un boa di color bigio che le scendeva quasi fino a terra. Ma non era tutto: levatosi il boa, Donna Lucrezia slacciò lentamente gli alamari, mostrando, alla Filomena stupefatta, che la rotonda era tutta foderata di astracan.

—Vergine santissima!... E dove ha rubato i danari per fare tante spese?