—Ed è poi tanta buona!—concludeva Angelica con quella voce incantevole che certe volte pareva le uscisse dall'anima come un sospiro.—Quando ritorna a Milano, signor Pompeo, si ricordi di farmelo sapere.

—Sempre, sempre, signora marchesa. Non mi muovo mai da Villagardiana, senza prima venire a prendere i suoi ordini.

—Ella è ben gentile, e la ringrazio.—Ed una volta soggiunse:—Le darò una lettera per Donna Lucrezia. Vorrei pregarla di venire colla Mary a passare un po' di tempo sul lago.

Il Barbarò non rispose altro che con un profondo inchino; ma due giorni dopo partiva per Milano e correva subito in via della Spiga coll'invito della marchesa Angelica. Voleva che la Balladoro e la Mary partissero subito con lui, lo stesso giorno.

—Che furia, benedetto omo, che furia!—esclamava Donna Lucrezia, alla quale sorrideva assai quella villeggiatura, ma voleva prima avvisarne il professore.—Lasciatemi tempo.... per respirare, santissimi numi! Con quella mammalucca della Filomena e con quella svanìa della Mary, bisogna che faccia tutto da me! E poi, caro mio, qualche spesetta.... sarà pur troppo necessaria. Povera, ma superba: e siccome i Balladoro in quanto a nobiltà valgono i Collalto, così non vorrei sfigurare per tutto l'oro del mondo; e se non posso farmi almeno un abito nuovo da sera e uno da mattina, piuttosto, lo dichiaro altamente, non mi muovo da Milano.

—Sono proprio stato creato e messo al mondo per far da cassiere agli spiantati!—mormorò fra sè il Barbarò nell'andarsene.—Ma una volta che Donna Lucrezia fosse a Villagardiana, saprebbe lui come fare per tenerla a stecchetto! Allora non ci sarebbero più scuse: non ci sarebbero più domande di nuovi prestiti... Allora... Ma non era questo che gli premeva... Egli credeva di avere in Donna Lucrezia una guardia sicura da poter mettere a fianco di Angelica per sorvegliarne ogni passo, e insieme una persona amica e di confidenza che gli avrebbe fatta buona compagnia in mezzo a tutti quegli aristocratici che lo guardavano d'alto in basso.

Invece, anche per questa volta, egli non avea fatto bene i suoi conti.

La Balladoro, appena arrivata a Villagardiana, si era conformata subito all'ambiente. Lodava i meriti agricoli e amministrativi "di suo cugino" il marchese Alberto; andava in estasi dinanzi "a sua cugina" la marchesa Angelica, e faceva la partita ai tarocchi coll'arciprete, chiudendo un occhio sul Potere Temporale. Ogni volta che il Barbarò andava a Milano, essa lo incaricava di un monte di commissioni: spesucce, imbasciate alla sarta, ordini per la Filomena, letterine per il Professore. Ma poi non si perdeva in ringraziamenti; gli dava spesso sulla voce; e avea imparato a chiamarlo signor Pompeo colla stessa aria arrogante e beffarda del marchese Alberto.