Quella "bestiaccia grassa e vecchia" gli faceva nausea!—Lo Sbornia non ne indovinava una, nemmeno per sbaglio. Aveva sempre la testa intronata per i continui rabbuffi e girava attorno balordo e addormentato colla faccia trista e spaurita.
Il Barbarò gridava che "quei due sudicioni" gli rubavano il pane!... Si erano fatti ladri e poltroni!... Avevano sempre la testa pesa per il troppo mangiare e per il troppo bere.... Affogavano nel grasso.... Lo assassinavano!
E quando alla fino del mese c'era da pagare la pensione di Beppe Micotti, che andava a non studiar niente nell'Istituto Tecnico, il Barbarò strillava tanto da farsi sentire in istrada.
—La pensione l'avrebbe pagata doppia, senza fiatare, per farlo rinchiudere fra i discoli, quel monellaccio!
Ma non parlava così davanti al figlioccio. Una volta gli aveva tirato troppo forte gli orecchi e il ragazzo s'era rivoltato addentandogli la mano. D'allora in poi il padrino, quando lo vedeva, gli faceva gli occhiacci, ma non gli diceva più nulla.
Solamente la Balladoro era rispettata in quelle furie, ed anzi se ne avvantaggiava. Per essere un po' parente della marchesa Angelica, per quel suo privilegio di poterle parlare dandole del tu, il Barbarò la teneva in maggiore considerazione. In ogni sua corsa a Milano, egli passava tutte le ore che aveva libere nel salottino giallo, testimonio muto, ma sempre più unto, della taccagna ingratitudine dei ministri italici. E lì, colla scusa dei saluti, non si faceva altro che parlare di Angelica. Il Barbarò voleva saper tutto e conoscere tutto bene: la sua vita di bimba e di fanciulla: i suoi gusti, le sue abitudini, l'amoretto col Martinengo e le lacrime sparse quando avea dovuto maritarsi contro genio. E il Barbarò lodava assai la fermezza del conte Prampero, il quale aveva fatto benissimo a non assecondare i ghiribizzi romantici della figliuola, a mandare a spasso il bell'Andrea e ad obbligarla invece a sposare il Collalto. Ma sempre, a questo punto, la discussione si riscaldava, perchè Donna Lucrezia voleva sostenere, gridando e dimenandosi, che "anche el cuor vol la sò parte!" e che "suo cugino il conte Prampero, parlando da vivo, era un bucefalo spietato!"
Ma poi, a poco a poco, il Barbarò finiva di interrogare e di contraddire, e la Balladoro continuava a parlare, a parlare, sicura che que' discorsi piacevano al suo compagno e lo disponevano bene in suo favore e nello stesso tempo sempre smaniosa e orgogliosa di provare l'intimità sua coi Collalto e i Castelnovo, e la considerazione in cui era tenuta, e l'affetto che le prodigavano. Ricordava i balocchi "splendidi" che avea regalato all'Angelica quand'era bimba; descriveva le feste e i doni "magnifici" ch'essa faceva all'Angelica quando andava a levarla dal collegio, nei giorni d'uscita, e assicurava, "non per vantarsi, ma perchè era proprio la verità," che suo cugino il conte Prampero non avrebbe mai affidato l'Angelica in altre mani, e che l'Angelica, quand'era ragazza, non voleva star altro che con lei!
Il Barbarò ascoltava tutto con una grande attenzione e gli pareva che la voce rauca e raffreddata della Balladoro si facesse limpida e insinuante per quel nome di Angelica sempre ripetuto, per quella immagine di Angelica sempre tenuta viva dinanzi. Adesso non la interrompeva, non fiatava più. Soltanto quando Donna Lucrezia lodava con la sua enfatica vivacità la "maravigliosa bellezza della cugina" e "i capelli biondi come l'oro" e "le spalle larghe e tornite, uniche al mondo" e "i piedini, che per trovarne di simili bisognava correre in China" e "gli occhioni ch'erano un poema" e "il bel personale alto, dritto, slanciato come d'una vera dea dell'Olimpo," il Barbarò si sentiva bruciare le gote e si spelava le dita nervosamente.
Ma intanto rimaneva allettato da quelle confidenze e da quelle chiacchiere, e quando ritornava a Villagardiana dopo le gite di Milano, sapeva di aver un argomento gradito per intrattenere Angelica: le notizie e i saluti della signorina Alamanni. Angelica voleva molto bene alla Mary, per ciò quando Pompeo parlava con la marchesa di quella "povera signorina" si mostrava sempre commosso.
—In quanto a me, salvo il dovuto rispetto,—esclamava mettendosi una mano sul cuore—la considero proprio come una mia figliuola!... Vedesse, signora marchesa, si è fatta grande, graziosina....