Quanto a sè, il signor Barbarò aveva la coscienza di non poter essere più generoso. Erano rari i "minchioni" che per i begli occhi di una donnina sarebbero stati disposti a sobbarcarsi a tanti sacrifici. E poi, alla fine, egli giocava a carte scoperte; non faceva il gesuita; non adoperava sotterfugi; e la marchesa doveva riflettere quietamente a ciò che meglio le convenisse di fare.
Guardò un'altra volta l'orologio: poteva aspettare ancora cinque minuti.
"Era proprio vero che l'amore lo rendeva un gran minchione!" E intanto colla cocca del fazzoletto di tela grossa colorata, bagnata di saliva, si lustrava gli anelli delle dita. "Minchione...." ma non al punto, per altro, che una volta accettati i suoi patti la biondina potesse sperare d'ingannarlo. Oh i cancelli di Villagardiana sarebbero stati chiusi per tutti, e avrebbe pensato lui a tenerla d'occhio e a impedire le passeggiate mattutine! Non ci sarebbero state più lettere: col capitano doveva finire ogni corrispondenza. E se al bel damerino spiantato la pillola sembrava amara, li mettesse fuori lui i quattrini. A buon conto, quell'altro non aveva che chiacchiere, mentre lui si faceva avanti coi fatti!... Se la marchesa aveva un po' di testa doveva capire che "quel bonomo del signor Pompeo" era una provvidenza per lei!... A Villagardiana avrebbe sempre figurato di esser lei la padrona!... E mediante la cessione da parte dei Collalto di tutto il loro patrimonio, egli avrebbe fissato al marchese un assegno vitalizio col quale avrebbero potuto vivere comodamente, e con decoro.... Poi, era un galantuomo e, morto il marito, l'avrebbe sposata. Il marchese poteva morire fra qualche mese, gli aveva detto il medico, e poteva campare anche dieci anni.... ma al modo onde intendeva regolar le cose avrebbe potuto aspettare. Intanto non avrebbe perduto tempo e.... avrebbe abituata la marchesa ad essere economa, e a condursi come piaceva a lui....
—Morrei!... morrei!...—ripetè poscia fra sè pensando all'addio che aveva dato Angelica al Martinengo.—Tutte smorfie.... Un po' di lucciconi in sulle prime, e poi colla vita quieta si farà più grassa!...
Ma quando, preceduto dal cameriere che gli aprì l'uscio, e sparve subito, il signor Pompeo entrò nel salottino della marchesa, non era più tanto sicuro.
Colle persiane socchiuse e le tendine calate, il salottino era avvolto in un'oscurità piacevole e tranquilla, e odorava del profumo proprio della marchesa: quel profumo che spirava dalle sue vesti, dalla sua persona, da tutte le cose sue....
E ogni oggetto raccolto nella elegante stanzetta, dai ritratti dei parenti e degli amici; dalle preziose anticaglie, dai gingilli, dalle galanterie che riempivano gli scaffali e i palchettini dorati, fino ai ninnoli, ai fiori, ai libri riccamente rilegati della piccola scrivania, tutto, si capiva subito, era stato scelto e messo a posto dalla marchesa; tutto, là dentro, apparteneva a lei esclusivamente; e pareva proprio che le mani gentili che toccavano sole quegli oggetti e la predilezione un po' gelosa che aveva Angelica per le cose sue, infondessero nell'armonico complesso come una fisonomia particolare.
Il Barbarò, in quella semi-oscurità, distinse solo la marchesa per il suo abito bianco, e si avvicinò alla scrivania dov'era seduta, urtando in una poltroncina.
—Oh, come son balordo!... Perdoni, signora marchesa.