—S'accomodi, signor Pompeo!... È forse troppo buio, non è vero?...

—No, no!... Ci si vede benissimo! Soltanto venendo dalla strada, al primo momento si resta un po' confusi....

—S'accomodi.—E Angelica gl'indicò la poltroncina presso la scrivania; quella che gli era andata fra le gambe.

—Grazie, obbligatissimo!—rispose il Barbarò sedendosi e cercando il posto dove mettere il cappello, che finì poi per tenere sulle ginocchia mentre frugava nella tasca interna dell'abito e tirava fuori il portafoglio grosso di bulgaro. Lo aprì, ci ficcò dentro gli occhietti storti, e con due dita prese una cambiale e due biglietti di banca che pose sulla scrivania, dinanzi alla marchesa.

—Devo ancora firmare?—domandò Angelica, guardando il Barbarò con viva inquietudine.

—Se la bontà sua vuole farmi questa grazia....

—Ma senta, signor Pompeo, ella desiderava spiegarsi con me; poco fa mi ha detto, anzi, che ciò era assolutamente necessario. Parli dunque, la prego; mi dica tutto.

—Ecco.... per.... ecco....—Il Barbarò, impacciato, non sapeva da che parte incominciare.—Il signor marchese non ha mai voluto farmi l'onore di ascoltare i miei consigli e siamo arrivati al punto.... Sicuro, tutte le volte che mi credevo in obbligo di accennare allo stato deplorabile del suo patrimonio....

—Stato deplorabile?—ripetè Angelica sbigottita.