Appena Angelica potè reggersi corse subito presso il marito, e febbrilmente, con parole tronche e concitate, gli raccontò quanto le era accaduto.

—Mascalzone!... Brigante!... Lo caccerò via a calci, come un cane!—esclamò il marchese, dimenticando, nel suo furore, che i piedi e le gambe non gli servivano più nemmeno per camminare.—Quanto a Villagardiana, prima che se ne impadronisca l'avrà da far con me;.... farabutto! Non sono una donna io, e non mi lascio intimorire. Chiamerò il nostro avvocato; e colui gli dovrà mostrare tutti i libri dell'amministrazione; gli farò causa, proverò che è un ladro e lo farò mettere in prigione!

—Ha in mano per più di sessantamila lire di cambiali: non c'è altro da fare che pagarlo!—rispose brevemente la marchesa, la quale vedendo come il marito continuasse nel solito metodo di pascersi d'illusioni per risparmiarsi fastidi, credeva ormai necessario di venire alle strette.—Non c'è altro da fare che pagar tutti i nostri debiti, o non rimanere un minuto di più a Villagardiana....

—Ma prima voglio vedere i conti....

—Villagardiana, se non si paga, è roba sua! Pensa se possiamo rimaner qui un minuto di più!

—Ti ha mancato di rispetto per altro!... Ha tentato di baciarti....

—Sì, ma io l'ho respinto: l'ho scacciato!...—mormorò la marchesa, che dinanzi al pudore non voleva più nemmeno ammettere di essere stata toccata.

—Prima di tutto mi dovrà rendere ragione!

—No; prima di tutto bisogna pagarlo!