—Non ci sarebbe altri che lo zio Diego.... Se ci volesse aiutare!...
—Oh Dio! Dio mio!—esclamò il marchese Alberto stirandosi dolorosamente.
—Pure.... ci vuole molto bene....
—Lo zio Diego vuol molto bene a tutti, quando non c'è da scomodarsi!
Angelica, quantunque non volesse abbandonarsi a troppe illusioni, tuttavia pensò e fece osservare al marito che alla fin fine non avevano alcun motivo per credere che lo zio fosse proprio senza cuore. Anche nell'occasione di quella malattia d'Alberto, egli aveva scritto per aver notizie. Non tralasciava mai di mandare un bellissimo mazzo di fiori il giorno onomastico di Angelica e un telegramma per la festa di Alberto, e diceva a tutti che Stefanuccio sarebbe stato il suo erede, il successore. Di più, lo zio Diego aveva molto a cuore il lustro della famiglia, ed anche per ciò, forse, si sarebbe lasciato indurre a fare qualche sacrificio.
—E poi—soggiunse Angelica—non avrebbe potuto pagare tutti i debiti che gravavano Villagardiana entrando, senz'altro, in possesso del fondo?... Così forse, almeno, non sarebbe perduto per Stefanuccio!...
—Sicuro; e anch'io, non è vero? ci potrei rimanere questi pochi giorni che mi restano da vivere!...
Il marchese non sperava nulla dallo zio Diego, pure fingeva di lasciarsi persuadere dalle ragioni di Angelica, per guadagnare almeno un po' di tempo.
—Bisognerebbe scrivere allo zio.... che uno di questi giorni, con suo comodo, desidererei vederlo.... a Villagardiana.
—No, no; non c'è tempo da perdere!—rispose Angelica vivamente.—Domattina colla prima corsa andrò io a Milano, e gli parlerò!