Questa proposta e la fretta di Angelica tornò a far andar in bestia il marito.

"Lei già quando si era messa in testa una cosa non c'era più bene; non voleva capire che negli affari bisogna riflettere assai, prima di muovere il primo passo!"

Ma la marchesa questa volta lo lasciò brontolare e gridare a sua posta, senza cedere d'un punto: essa gli dichiarò esplicitamente, che non dovevano aspettare un giorno di più a mettere ben in chiaro il loro stato.

—Se lo zio non ci potrà aiutare—concluse con fermezza—è per altro l'unico nostro parente e siamo in dovere, anche per non pregiudicare l'avvenire di Stefanuccio, di metterlo a parte di questo nostro disastro e domandargli un consiglio....

—Che consiglio ti vuoi aspettare da lui?!... Non è uomo da consigli lo zio Diego! Finchè tu gli parlerai delle nostre disgrazie quel vecchio ganimede non penserà ad altro che a farti la corte!—E vedendo che Angelica rimaneva ferma nel suo proposito e che voleva partire ad ogni costo, tornò da capo colla gelosia. Non voleva che la marchesa andasse a Milano sola; voleva che prendesse con sè Stefanuccio, o che si facesse accompagnare dalla Mary, o da Donna Lucrezia. Ma Angelica continuò a mostrare in questa circostanza un'energia tutta nuova, che fece colpo sul marchese. Essa gli rispose che non voleva prender con sè Stefanuccio perchè sarebbe partita troppo presto;—di mattina, all'alba, per poter essere di ritorno ancora in giornata, colla corsa delle quattro;—e voleva che la Mary rimanesse a Villagardiana per assisterlo durante la sua assenza. Donna Lucrezia era indisposta, poi nel viaggio sarebbe stata un impiccio.

Alberto a quelle risposte così risolute, e con in cuore la paura di essere rovinato, rimase confuso e quasi intimidito. Tornò a rassegnarsi, a soffocare la gelosia, a mostrarsi docile colla moglie, pregandola soltanto di non mancare alle sue promesse e di essere proprio di ritorno subito subito. Egli l'avrebbe aspettata coll'angoscia in cuore; non poteva vedersi solo, così smarrito ed oppresso, sotto l'incubo di quella catastrofe.

Alla fine, pensando come Angelica mostrasse tanta sicurezza per il convincimento di poter ottenere un buon esito dal viaggio, si abbandonò a un tratto alla speranza che prima gli era sembrata assurda, e tutto rabbonito le raccomandò più volte di dire e di ripetere allo zio Diego che "se non faceva in modo che rimanesse a Villagardiana, sarebbe morto subito di nostalgia!..."

Angelica aveva la febbre. A volte le pareva impossibile che lo zio, così orgoglioso del nome comune, non li volesse aiutare. A volte invece perdeva tutta la fede, tutto il coraggio, e vedeva distrutto per sempre l'avvenire del suo figliuolo. Ma pure in mezzo a tanta agitazione c'era un punto fisso attorno al quale correvano tutti i suoi pensieri e tutti i suoi dolori: Andrea!... L'atto villano del Barbarò le rendeva ancora più caro il segreto del suo cuore, e più strettamente la legava ad Andrea. E quando la mattina dopo, sola sola nel suo coupé, passava da Brescia, spinse il capo fuori dal finestrino e guardò con tenerezza tutta quella città addormentata e avvolta dalla luce pallida e vaporosa dell'alba.

"Che cosa faceva Andrea in quel momento? Forse dormiva ancora mentre lei gli passava tanto vicina!... Come avrebbe voluto essere invisibile per un momento.... e poter entrare inosservata nella cameretta di Andrea....—Doveva essere tanto gentile e di buon gusto quella cameretta!... E allora pensò che gli avrebbe scritto pregandolo di dirle un po' com'era messo il suo quartierino.... Voleva sapere almeno il colore delle stoffe e degli addobbi e lo stile dei mobili.... Voleva potersi figurare tutti gli oggetti che lo circondavano e che gli erano cari.... Insomma voleva colla sua mente poterlo vedere dov'era!"