—È del giardino della Ninì Airaldi. Sai, la Ninì non è più bruna; è ritornata da Parigi coi capelli chiari, quasi biondi, e ha finito tutto col Manolo Visconti. Adesso, chi le fa la corte è il Gigino d'Atri, e siccome tutti e due sono ufficiali di cavalleria, così a Milano la chiamano la bella saura!
Angelica sorrise perchè lo zio rideva, ma senza badare a ciò che aveva detto.
—Dimmi un po',—ripigliò il marchese dopo un momento, staccando alcune foglioline da un ramoscello di giranio,—e la tua dote?... la dote è inalienabile.
—Il babbo mi ha assegnato poco di dote: avrò tre.... quattromila lire all'anno.
—Male, malissimo.... Mah!—e lo zio Diego sospirò, tagliando con una piccola forbice i gambi del mazzolino—quel tuo genitore è sempre stato un famoso egoista!... Per altro di tutta la sostanza Castelnuovo dovrà rimanerti ancora qualche cosa?
—Sì.... quaranta.... cinquantamila lire....
—Ahi! Ahi!... Poco più di quanto spendevate in un anno?
—Sicuro....
Il marchese tornò a sospirare e offrì il mazzolino alla nipote che lo infilò nell'abito, mormorando a capo chino e con la voce spezzata di chi non spera più nulla:—Dunque.... devo proprio ritornare a Villagardiana senza.... senza nemmeno una parola per.... per confortare Alberto?...
—La parola, bella nipotina, che devi dire da parte mia a quel tirannello balordo di tuo marito è una sola: Asino!... e ti prego di non dimenticarla: Asino, Asino e caparbio!—soggiunse il marchese, senza riscaldarsi, colla solita flemma, sorridendo sempre, mentre tornava a sedere sul canapè, vicino all'Angelica.