Così dicendo offrì il braccio colla solita galanteria all'Angelica, e passarono insieme nella sala da pranzo: di affari non se ne parlò più.
Durante la colazione lo zio Diego, mentre mangiava con buonissimo appetito, riferì alla nipote che, pallida, cogli occhi rossi e col petto gonfio pur qualche volta si sforzava di sorridere, tutti i pettegolezzi del bel mondo milanese; discorrendo di mode, di cavalli, di spettacoli, proprio come se Angelica avesse fatto quel viaggio per suo divertimento. Poi fece attaccare il landò scoperto per accompagnarla in pompa magna alla stazione e volle fermarsi a tutti i costi dal Cova, col rischio di farle perdere la corsa, dove prese una bellissima scatola di dolci da "portare a Stefanuccio con tanti bacini dello zio di Milano."
XII.
Quando Angelica ritornò a Villagardiana colla scatola di dolci e la risposta dello zio, Alberto, come al solito, si sfogò prendendosela con lei. "Era stata sempre una visionaria.... Non sapeva far altro che sciocchezze!... Non glielo aveva cantato cento volte che a voler sperare nello zio Diego era tempo perso? Ma lei no; era dura di bocca, non si poteva domare, e mentre la casa era sossopra lei pigliava una scusa qualunque per andar a viaggiare e a divertirsi!..." E vedendo che Angelica, senza rispondergli, cominciava a ordinare e a disporre i preparativi per la partenza di tutta la famiglia da Villagardiana, egli strillò ancora più forte e infuriato le tirò contro i cuscini della carrozzetta, il tappeto del tavolo, tutto quanto aveva sotto mano. "Era lui solo, che aveva il diritto di comandare! Non era in quel modo che si dovevano trattar gli affari! Voleva vedere i conti! Voleva parlare coll'avvocato!... Voleva restare a casa sua!"
La marchesa lo lasciò dire e fare, ma si mantenne inflessibile. Essa aveva già telegrafato a Brescia al loro avvocato perchè venisse subito a Villagardiana e avrebbero avuto tutto un giorno, e anche due, e anche tre, occorrendo, per potersi intender bene con lui. L'avvocato, ch'era pure un vecchio amico della famiglia, doveva poi sovvenire una piccola somma in acconto dell'attivo che sarebbe loro rimasto, per far fronte alle prime spese dello sgombero e del viaggio.... Ma si doveva partire assolutamente. "Per quanto il.... quell'uomo avesse esagerato, era certo, tuttavia, che Villagardiana non la potevano più tenere; dunque.... si doveva partire al più presto possibile!..."
Questa fermezza che al marchese Alberto pareva irragionevole e crudele, quanto costava al povero cuore di Angelica! Il dover abbandonare—e abbandonare per sempre—Villagardiana, la sua casa, dove aveva tutte le memorie soavi e dolorose della vita; dove era morta la sua mamma, dove era nato il suo bambino, dove incominciavano i primi ricordi dell'infanzia e dove.... dove c'era anche l'ultimo ricordo, quello che allontanandosi a mano a mano nel tempo, invece di dileguarsi si faceva più vivo.... dove c'era la loro stradetta tutta verde e fiorita dinanzi al bel lago azzurro.... Oh! il dover abbandonare Villagardiana era per il povero cuore di Angelica uno strazio senza nome!
Essa aveva molto sofferto, aveva molto pianto in quella casa; e il luogo che ha veduto le nostre lacrime, che ha udito i nostri singhiozzi, ci è caro come una parte di noi, ci è sacro come il santuario dell'anima nostra! E Angelica doveva abbandonarlo nelle mani del Barbarò il santuario dell'anima sua!... A questo pensiero la poveretta sentiva ancora il bruciore dei baci che la facevano rabbrividire. Essa, così gelosa, per un intimo senso di verecondia e di dignità, di tutto ciò che la circondava e che le apparteneva strettamente, vedeva il signor Pompeo passeggiare da padrone fin nella camera sua! Lo vedeva frugare con una curiosità villana in quel piccolo mondo così pieno della sua vita e della sua tenerezza; lo vedeva mutare, buttar tutto sossopra, e le pareva che le cose più care dovessero essere sensibili a quella profanazione e le guardava lungamente, intenerita e addolorata. Certo, avrebbe raccolto e portato via tutto ciò che la toccava più da vicino.... ma pure, quanta parte di sè sarebbe rimasta in quelle mani. "E il Barbarò" pensava "l'uomo abietto e maligno, l'aveva veduta con Andrea; possedeva il suo segreto!... E se per vendicarsi lo svelasse a.... a qualcuno?... Facesse pure; le azioni di quel malvagio non la toccavano."
Angelica non lo temeva; fra tanti dolori, fra tante angosce ci pensava soltanto adesso, per la prima volta, alle minacce di quell'uomo; ma non voleva curarsi di lui anche sapendo che le poteva far molto male. Non era un uomo; era un rettile schifoso. Poteva morderla perchè essa non era forte abbastanza per ischiacciarlo; ma pure non ci voleva pensare; non voleva nemmeno pregar Dio che la salvasse da lui; aborriva persino di mescolare l'immagine di quell'essere odioso alle sue orazioni.