Tuttavia il giorno in cui Pompeo dovette proprio presentarsi all'udienza, tornò a sentirsi poco bene, e quando si trovò nella stanza dei testimoni, gli pareva d'essere già messo in prigione. Sudava, era impacciato, confuso, gli tremavano le ginocchia, ma per mostrarsi disinvolto salutava tutti, sorrideva con tutti con una smorfia stentata, parlando del più e del meno. Appena l'usciere lo chiamò, gridando forte il suo nome sulla porta, si sentì soffocare. Pure rispose subito alla chiamata "Eccomi! Eccomi!" e intanto sempre più sbalordito, cercava il cappello che aveva in testa, e inciampò nello scalino che dalla stanza dei testimoni metteva nella sala dov'era la Corte. Appena fu dentro, dinanzi alla maestà delle toghe, fra il rumore del pubblico e l'afa soffocante, ebbe un po' di capogiro, ma gli passò subito.
La folla stipata, ansiosa, accolse l'importante testimonio con un lungo mormorìo; non era per altro che un semplice mormorìo di curiosità; il Barbarò se ne avvide subito, e dopo le prime domande del Presidente non era più tanto impacciato. Le cose per lui si mettevano bene. Era sicuro, oramai, che non avrebbe avuto nè fischi, nè busse.
In quegli ultimi giorni era successa realmente nell'opinione del pubblico una certa mutazione in suo favore. Il suo nome, non molto noto prima che si cominciasse a discorrere del famoso Processo dei fonitori, era diventato celebre in breve tempo, e tutti ormai a Milano sapevano che c'era al mondo il milionario Pompeo Barbarò; e mentre la litania delle sue bricconate, essendo poco più, poco meno, sempre la medesima per tutti coloro che han fatto malamente una grande fortuna, aveva finito col non divertire più nessuno; i particolari, invece, delle sue ricchezze straordinarie, delle sue ville, dei suoi immensi possessi, de' suoi capitali accumulati alle banche e, più di tutto, della somma assai notevole in moneta effettiva che aveva sempre in cassa quantunque il marengo si negoziasse allora in Borsa "a ventidue e anche a ventidue e mezzo" suscitavano molta maraviglia e moltissima curiosità.
"Gran città, Milano!... Piena di risorse!..." si andava dicendo. "Quando meno si crederebbe salta fuori un nome affatto nuovo e: Chi è? Chi non è? È un Creso che ha dieci, dodici, venti milioni!... Gran città Milano, e piena di risorse! Ci sono, sì, gli ambiziosi, i matti, gli imbecilli che vanno a gambe levate; ma ci son pure le persone pratiche e positive, che lavorano sul serio e che, senza tanto lusso e senza tanto chiasso, mettono insieme patrimoni colossali!... Anche quel Pompeo Barbarò, per esempio, viveva quieto quieto, non faceva spacconate, aveva una tavola modestissima, e tutto il suo gran lusso erano un paio di rozze e una vecchia carrozzaccia colla quale andava in campagna a curare i propri affari!"
E però la gente, in generale, faceva un merito e si mostrava grata a quel riccone che non l'offendeva colla pompa sfacciata delle proprie ricchezze. Era quel sentimento assai diffuso e complesso d'invidie, di gelosie, di desideri non soddisfatti, che procura ai ricchi avari, nel mare magno della vita quotidiana, non solo maggiore considerazione, ma anche maggiore simpatia a fronte dei ricchi prodighi, i quali finiscono coll'essere mal visti, e appena appena si tollerano per la speranza che andranno presto in malora.
E oltre a tutti questi vantaggi, un'altra ragione giovava per far ricredere il pubblico a poco a poco sul conto suo: ne aveva fatte tante, e tante se ne raccontavano, che la gente s'era stancata di sentirle e non le credeva più.... o ci faceva la tara.
"Figurarsi, che storie!... C'era stato il—tal di tale—al Caffè Martini, il quale voleva sostenere che il Barbarò aveva messi insieme i primi danari facendo la spia, all'Austria. Era proprio una linguaccia sopraffina—quel tal di tale!"
...."E un altro non si ostinava a dire che, tempo addietro, il Barbarò scannava il prossimo tenendo un banco di prestiti sopra pegni, in Via del Pesce?...
"Tempo addietro?... Ma quando?... Se nessuno era buono a ricordarsi che nemmeno ci fosse stato un ufficio simile in Via del Pesce?!"
—Adagio a dar retta alle chiacchiere—esclamavano gli uomini savi e imparziali.