—S'ella crede, potrei mandare mia moglie da donna Lucrezia. Così, prima di partire, ella avrebbe anche le notizie della padroncina.

—Oh, l'ho già veduta la mia bimba... povera bimba!

Il Barbetta non fu punto commosso da queste parole, nè dal sospiro con cui furono accompagnate. Invece provò dentro di sè una gran contentezza, accorgendosi di non esser solo a conoscere quel viaggio misterioso del padrone.

—So che ci vai spesso a salutare mia figlia; so che ci va pure anche la Betta, e ve ne ringrazio. Fra qualche giorno, quando mi troverò al sicuro, ho già disposto perchè la bimba venga a raggiungermi con Donna Lucrezia.... Ma, per oggi, è meglio che tua moglie non si faccia vedere da quelle parti. Non mi parrebbe prudente. Si fa presto a ciarlare!

—Come vuole, signor padrone. Allora manderò la Betta dalla lavandaia. Oh, non dubiti! è una buona passeggiata! Sta laggiù, alla Barona, fuori di porta Ticinese.

—Va bene. Appena resti solo, torna su da me. Ti darò una somma di danaro e una mia lettera: porterai l'una e l'altra dal banchiere Nicola Mazza. Sai dove abita, non è vero?

—È quello che ha bottega di cambia-valute sull'angolo di via Orefici?

—Quello, per l'appunto. Egli, poi, ti consegnerà una tratta a mio favore su Londra.

—Sì, signore.

—Intanto io ti preparerò tutta la somma in rotoli di napoleoni d'oro, così ti sarà più agevole il trasportarla. Ma prima è necessario che tu vada dal Mazza per metterti d'accordo con lui circa all'ora e al modo di fargli avere il danaro. Bada che non lo potrai portare tutto in una volta; perciò sarà bene prepararlo, e nasconderlo giù in camera tua finchè sei solo in casa, così la Betta e gli altri non ti vedranno salire e poi riscendere colle tasche gonfie.