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I.

Era la mattina dell'ultimo di gennaio del 1842, o del 1843, salvo il vero, e Milano, come quasi sempre le succede in quel torno, era tutta avvolta nella nebbia; una nebbia bigiognola, bassa, fitta fitta, proprio (si diceva così anche allora) da tagliar col coltello.

Tuttavia, nemmeno col freddo nè col tempaccio, Pompeo Barbetta, che per colazione s'era ben bene impinzato di panna e di burro, non avea voluto rinunziare alla sua passeggiata per fare il chilo, e mentre l'orologio della torre dei Mercanti batteva le dieci e mezzo, egli, lemme lemme, sbucava, tutto inferraiolato e col naso sepolto nel bavero, da una delle tante stradette che facevano capo in Piazza del Duomo.

Pompeo Barbetta, in quel tempo, era un ragazzotto che dovea toccare i vent'anni; e fin d'allora si godeva il papato, senza far nulla, quantunque i suoi fossero gente di bassa condizione. Ma aveva il babbo che faceva il cuoco; la mamma era stata bella e quindi tutti e due i coniugi Barbetta, spesso si trovavano qualche sommetta ed eran beati di spenderla per quel loro unico rampollo; giacchè, oltre al bene che gli volevano, aveano messo ogni loro vanità nell'allevarlo, nel mantenerlo e nel mandarlo attorno pulito, grasso e fannullone, come se, proprio, fosse stato il figliuolo d'un signore!

—Acciderba! Che freddo cane!—bestemmiava intanto fra sè e sè il giovinotto, il quale era arrivato in mezzo alla piazza, dove soffiava una sizza diaccia di tramontana che gli tagliava la punta delle orecchie; e scotendosi con un brivido, e pestando i piedi per riscaldarli, si avviò verso il Coperto dei Figini.

Si chiamava con tal nome, da quello appunto del fondatore (Pietro Figini, patrizio milanese), un vecchio porticato basso, angusto, tutto ingombro di botteghe dalle mostre vistose, che si stendeva in faccia al fianco settentrionale del Duomo; consueto ritrovo di ciceroni, di lustrini e di merciai ambulanti.

Ma mentre Pompeo vi si avvicinava scotendo bruscamente il capo per schermirsi dagli importuni che gli correvano incontro offrendogli i loro servigi o la loro roba, sentì all'improvviso di sotto il Coperto un vociare, un correre, un accalcarsi confuso di gente, e poi, più distinte e più forti, in mezzo al subbuglio, le grida di una donna e gli strilli di un bambino.

—Che è?... Che c'è?... Che cosa succede?