In un attimo tutta la gente ch'era sulla piazza s'avviò di corsa fin sotto il Coperto e ingrossò la folla, che già faceva ressa dinanzi a una bottega di oreficeria; e gli ultimi arrivati pigiando i primi e rizzandosi sulla punta dei piedi, allungavano il collo a destra o a sinistra per cercar di scoprire fra le teste e i cappelli la ragione di quello strepito.

Pompeo, uditi appena i primi gridi e veduto il corri corri, si era fermato di botto, in mezzo della strada; poi più lentamente avea continuato ad avvicinarsi al luogo del baccano; ma si teneva sempre alla larga, non avendo voglia di arrischiar le costole per sapere che cosa fosse accaduto.

—.... Si picchiano?—domandò poi a un ragazzotto il quale, forse per riguadagnare il tempo perso a star a guardare, veniva giù di corsa dagli scalini del Coperto.

—No, no! Ci sono i poliziotti! Menano in gabbia l'orefice del Gobbo d'oro!...

—Avrà sentito due messe, il galantuomo—brontolò Pompeo avviandosi, ormai rassicurato, al luogo dello scompiglio.

Le grida si facevano più vive, più strazianti; il piangere e lo strillare più acuti. Poi la folla ricominciò a rimescolarsi; ad un tratto i più vicini alla scesa si voltarono tirandosi in fretta da parte, e allora uscirono di mezzo alla gente due guardie (due brutti ceffi!) che menavano un uomo giù verso la piazza. Dall'aspetto pareva una persona per bene. Era tremante, livido in volto, colla testa bassa. Dietro a lui, una povera donna (si capiva alla prima che dovea essere sua moglie) piangeva, urlava, smaniava, implorando e imprecando, mentre un bambinello che le si teneva aggrappato, strillava per lo spavento e per gli urli della mamma.

Quella scena di dolore, quei gemiti avevano fatto correre tra la gente un senso di pietà.

—Ha rubato?—domandò Pompeo a un mercante, che avea pure la sua bottega sotto il Coperto dei Figini, e che si era scostato, crollando il capo, dalla turba che, ingrossandosi, andava dietro gli sbirri, scesi al largo, sulla piazza.

—Ha rubato?