La mattina dopo il medico ritornò prestissimo, ma non diede buone notizie.
—È un precipizio!—diceva egli a Pompeo, che, finita la visita, lo avea accompagnato fino sul portone di casa.—È un precipizio!—e scoteva il capo, stringendo le labbra in segno di malcontento mentre colla mano ornata del grosso anello dottorale, si lisciava gravemente le guance rase.—Già da un pezzo, era dimolto malandata, e la commozione, la paura le hanno cagionata una scossa grave!... Sicuro, sicuro.... Del resto puoi sentire qualche altro parere: io, per me la dichiaro una febbre violenta di consunzione. Adesso attraversa un periodo di tregua... ma temo che passerà presto allo stadio acuto. In ogni caso, vieni a chiamarmi liberamente, e coraggio!—Il medico fe' un saluto colla mano e se ne andò.
La Betta, un po' più pallida in viso, quando vide il marito che rientrava nella camera, lo chiamò con voce debole, accanto al letto. Pompeo accorse premuroso.
—Che cosa ti diceva il dottore?—chiese l'inferma con molta fatica.
—Mi diceva che ti ha trovata benino e che guarirai... presto.
La donna scrollò il capo sul guanciale con quell'irritazione propria degli ammalati quando vengono contradetti.
—No... è finita.... Chiamami il signor... curato.
Pompeo la guardò accigliato, con una certa inquietudine in corpo.
—Ti ricordi,—riprese la Betta, che avea indovinato il perchè di quel turbamento,—ti ricordi... di stanotte... del tuo giuramento?
—Sì, sì!