Un giorno il medico, intenerito anche lui dal dolore del portinaio, volle provarsi a confortarlo.
—Oggi va benino,—gli disse piano sulla porta, dopo la visita,—proprio benino...
Pompeo, a tali parole, mutando d'improvviso l'espressione mestissima del volto in una serietà ansiosa, guardò fisso il medico, balbettando:
—Davvero? Si mette bene? Potrà alzarsi ancora? Potrà guarire?
—Alzarsi... forse... sì!
—E guarire?... Potrà guarire?.. Guarir del tutto?...
Il dottore colpito da quel precipizio di domande, che gli toglievano il respiro, non volendo per troppa pietà mettere in pericolo la propria riputazione, stimò prudente di non dare soverchie speranze, e soggiunse che "nella migliore ipotesi" sarebbe stata sempre una guarigione relativa. La Betta aveva sentita una scossa troppo forte, per quel suo organismo debole come una foglia. Continuando benino avrebbe potuto tirar innanzi... magari anche per qualche mese; ma non più... a meno d'un miracolo!
Pompeo tornò a sospirare e a far i lucciconi, ma volle ad ogni costo che il dottore accettasse una chicchera di caffè e corse fino alla pasticceria delle Tre Corone a prendergli una fetta di panettone fresco.
Tuttavia anche quel miglioramento fu di breve durata. Pochi giorni appresso, il dottore, che continuava ad essere contento dello stato dell'ammalata, s'era fermato un poco, dopo la sua visita mattutina, a discorrere in fondo alla, camera con Pompeo e coll'Assunta, la più vecchia delle cameriere di casa Alamanni.
Quella notte erano successi a Milano gravissimi avvenimenti; e il medico appunto nominava molte persone insigni o note; ricchi e patrizi, poveri e plebei, donne e preti, ch'erano stati arrestati, o presi in ostaggio. E raccontava di nuove minacce e di rigori, e di condanne per parte dell'Austria che voleva soffocare nel sangue ogni spirito di rivoluzione, ogni palpito di libertà.