—Chè! Chè! Le fiamminghe in giornata sono diminuite di prezzo!—esclamò la florida signora Veronica che stava ritta, dietro il suo banco di pegni, esaminando al lume di una lucernina di canfino una piccola miniatura legata in oro e contornata di diamanti.
Dall'altra parte del banco una squallida vecchietta in capelli, con una sottana di lana scura tutta lisa, e uno scialle bigio, stretto attorno al magro corpicciuolo, rimaneva attonita e muta nell'udire quelle parole.
—Sicuro, cara la mia donna!—continuò la signora Veronica senza punto commuoversi dinanzi al dolore della nuova cliente.—In Merica hanno trovato una cava di diamanti grossi come nocciuole, e ne arrivano, tutti i giorni, bastimenti pieni!
—Ma pure... c'è dell'oro—soggiunse la vecchia, timidamente.
—Non tanto... non tanto: la montatura è sottilina.
—La mia signora avea detto che la miniatura sola valeva un occhio della testa.
—Sarà benissimo... ma è un ritratto di famiglia, e in commercio, capite, non ha valore... Fosse un Vittorio Emanuele, o un Garibaldi, o un Napoleone, tanto si potrebbe trovar l'amatore, ma un ritratto qualunque chi volete che lo pigli?—Così dicendo la signora Veronica stringeva le labbra sprezzantemente, e allungando il braccio, faceva l'atto di restituire la miniatura. Ma la vecchia non volle riprenderla e continuò a tener le mani nascoste sotto lo scialle, sicchè l'altra mise il medaglioncino sul banco.
Realmente il ritratto, a parte la montatura, non poteva aver nessun pregio per la signora Veronica Micotti, che teneva un'agenzia di prestiti sopra pegni in Via del Pesce. La squisita miniatura non rappresentava un personaggio illustre, ma invece era un'immagine soave di donna giovane e bella, coi capelli nerissimi e le braccia e le spalle nude.
—Fosse almeno un'anticaglia!—esclamò la padrona del banco, vedendo che l'altra rimaneva lì ferma, intontita, senza risolver nulla.