—Oh per questo la mia signora mi diceva che le era stato regalato prima del quarantotto!

—Bell'affare! Non sapete, cara voi, che ci vogliono secoli e seculorum prima che gli oggetti acquistino pregio?—Poi la signora Veronica appoggiando le mani sul banco si alzò in punta di piedi e dondolando la maestosa persona esclamò coll'aria solenne di chi pronuncia una sentenza inappellabile:—Sopra questo pegno non posso prestare più di quindici fiorini.

—Vergine santissima! Da Gesù pietoso me ne darebbero trenta, a dir poco.

—E voi, allora, perchè non andate a metterlo al Monte?

L'altra chinò il capo, sconcertata.

—Risolvete dunque: sì o no. È tardi, sono le otto sonate, e devo chiudere.

La povera vecchietta prima di rispondere guardò in giro, sospirando, la botteguccia angusta, coi grandi scaffali di legno tarlato, disposti tutt'intorno alle pareti, e pieni di sacche di tela greggia, rigonfie, segnate da un cartellino col numero progressivo. Pareva quasi ch'ella volesse chiedere consiglio a tutta quella roba ch'era là ammucchiata, muta testimonianza di altre miserie e di altri dolori.

—E così?—ripetè la padrona, infastidita dal lungo indugio.

—Via... si lasci smuovere... aggiunga qualche cosa... qualche spicciolo, almeno!