Se un giorno avessero legato e messo al fresco anche lui, come quel minchione d'orefice?
E così tutta la mattina stette coll'uggia addosso, e gli pareva che il burro e la panna gli facessero peso sullo stomaco.
II.
Il padre di Pompeo Barbetta era un cuoco rinomato: un artista, com'egli diceva di sè con molta gravità, non senza una certa amarezza da genio incompreso.
Non si era mai impiegato se non in famiglie ragguardevoli; si mostrava molto schifiltoso nella scelta, e nei patti. Il mondo, sempre pronto a lasciarsi infinocchiare, gli faceva di cappello, e più egli si dava aria, più lo pagava caro.
I suoi padroni lo tenevano di conto, come se l'avere il Barbetta a capo cuoco fosse una piccola gloria di famiglia; e oltre il grasso salario, gli prodigavano un'infinità di garbatezze, e regalavano il suo bambino di vestitini e di balocchi, e gli permettevano di menarselo dietro quando andavano in campagna, dove Pompeo poteva fare il chiasso coi signorini.
Per tal modo il figliuolo del cuoco aveva preso gusti e tendenze che, certo, non convenivano alla sua condizione, e quando poi divenne un giovinetto si trovò fuori di posto e senza avviamento alcuno. Era stato avvezzato troppo bene per poter adattarsi a fare un mestiere qualunque, e intanto passava in ozio i mesi e gli anni, rimpiangendo i piaceri che non poteva più godere, invidiando coloro che li godevano ancora, sempre stizzoso e sornione; sempre malcontento di sè, malcontento de' suoi, malcontento di tutti. Amici non ne aveva: scansava egli stesso i giovanetti della sua condizione, per una certa alterigia di zotico rincivilito, e i signorini, passati già nelle mani dei precettori, lo salutavano appena con un'aria contegnosa.
Pompeo, del resto, non li amava punto questi compagni de' suoi primi anni, dai quali era sempre stato trattato come i cani, a zuccherini e a bastonate. Ma, pur non amandoli, la sua mente era sempre là, fissa in loro, e avrebbe voluto rientrare in quel mondo così pieno di lusso e di delizie, per poter ancora mettersi alla pari co' suoi padroncini e vincere la loro superbia con la sua.