Ma la povera Filomena non s'era ancora seduta che una forte scampanellata la fece alzare di scatto.

—Misericordia, visite!

—Alle dieci del mattino, vuoi che vengano le visite, mammalucca!

Filomena si acquetò, e dopo aver infilate le ciabatte che avea lasciato in mezzo alla stanza per non insudiciare il tappeto a piè del divano, si avviò tentennando verso la porta.

Intanto la Balladoro, preso di nuovo lo strofinacciolo, si disponeva a dare l'ultima ripulita ai mobili, quando udì la vecchia che bisticciava con qualcuno nell'anticamera.

—Che c'è, che c'è, che c'è?... Le solite prepotenze?!—mormorò Donna Lucrezia avvicinandosi all'uscio e mettendosi in ascolto presso la toppa.

—È un agire da screanzati!—gridava la Filomena.

—Io sto agli ordini del mio padrone, e in quanto a lei dovrebbe imparare a tener la lingua a casa!—rispondeva il suo interlocutore che dalla voce pareva un ragazzo.

La Filomena, strillando sempre più forte, si mosse per rientrare in salotto; e Donna Lucrezia ebbe appena il tempo di ritirarsi per non far vedere a quell'altro ch'essa stava in ascolto.