La Filomena, zitta zitta, continuava a meditare sulla macchia del sofà.

—Ho paura, se la levo adesso colla benzina, che ci resti il puzzo nella stanza per tutto il giorno.

—Sicuro!—rispose la Balladoro rabbonendosi subito,—e le visite potrebbero andar via col mal di capo.

La padrona e la serva tornaron mute e meditabonde a contemplare la macchia d'unto che pareva allargarsi sotto i loro occhi prendendo strane forme. Infine Donna Lucrezia svelò i pensieri che le mulinavano in testa.

—Subito che i Patatuchi avranno preso il largo voglio mutare la tappezzeria e le stoffe del mio salotto e addobbarlo all'italiana: tutto in bianco, rosso e verde!

—Ma intanto, per oggi, come si rimedia?—osservò Filomena.

La Signora tornò a pensarci un poco.—Sicuro... sicuro...—Poi a un tratto esclamò, battendosi la fronte colla mano:—L'ho trovata; corocochè!—esclamazione colla quale Donna Lucrezia, fin dalla più tenera infanzia, esprimeva la propria allegrezza.—Già ho un gran genio io, per gli espedienti! Lo dice sempre anche quel caro... anche un'altra persona dice che qua dentro c'è qualche cosa!... Va di là, in camera, prendimi lo scialle turco che m'ha regalato mia cugina la marchesa di Collalto, portamelo qui e vedrai: copro la macchia collo scialle; ma in modo ch'esso deve parere buttato là a caso, con artistica trascuranza!... Andiamo; muoviti, spicciati, trottolona benedetta!

Filomena zoppicando uscì dalla stanza e rientrò quasi subito collo scialle indicatole dalla padrona. Questa lo prese e lo accomodò sul sofà dov'era la macchia d'unto; ma ce ne volle prima che le pieghe avessero raggiunta la desiderata naturalezza!

—Oh, così!... Adesso dovrebbe stare a perfezione. Prova un po', Filomena, a sederti sul canapè per vedere l'effetto che fa.