Il Consigliere chinò il capo gravemente in seguo affermativo, e tornò a leggere la lettera a voce alta e calcando le parole:
Nobile signora, la Signora Donna Lucrezia Balladoro.
Non è certo senza un longo riflesso che mi fo lecito, Nobile Signora, di scrivergli questa mia; ma quantuncue vituperato dai malevoli invidiosi dei buoni risultamenti del mio lavoro e fatiche di molti anni, ho cuore e memoria meglio di tanti per non incurarmi dei miei primi benefattori.
—Non si poteva cominciar meglio!—osservò il Consigliere interrompendo la lettura per guardare Donna Lucrezia.
—Certo: scrive come un cane, è naturale; ma le idee sono buone.
Se come sono senza vergognarmi di umile estrazione e povero sono riuscito non solo a portarla fuori negli affari, ma pure a procurarmi un qualche comodo, non scorderò di aver fatto i primi passi coi pochi risparmi della defunta e compianta mia consorte e non posso scordarmi dell'affezione della medesima in riguardo alla Nobile Signora Lucia.
Ragionato e curatore per conto di alcuni minori interessati nella Agenzia Micotti e Comp. sita in Milano in Via del Pesce, mi sono trovato in delle mani nel bilancio settimanale di mia spettanza, un'oggeto di valore che non mi lasciò dubbio in quanto alla provenienza, e che rifusa la cassa sociale, detengo fin dora a suoi riveriti comandi.
—Avevo da pagare le lezioni della Mary, il salario alla Filomena, e poi varie altre spese; chè non mi piace di lasciar debiti in giro.... E capirà che ho dovuto umiliarmi, e subire anche questa mortificazione: io; una Balladoro!
Donna Lucrezia, così dicendo, s'era messa a singhiozzare; ma ricordandosi che aveva preso lo strofinacciolo invece del fazzoletto, si asciugò in fretta gli occhi col manicotto, mentre il Consigliere seguitava la lettura.