—Chè! Chè! Mi ricordo bene d'averla presa; e son venuta qui direttamente!
—Provi a guardare un'altra volta nel manicotto!
—Non c'è; le dico che non c'è!—E Donna Lucrezia sbuffava e dava in smanie. A un tratto si alzò da sedere, e tirò fuori e buttò sulla poltrona tutto quello che aveva nelle tasche e nel manicotto; meno, s'intende, lo strofinacciolo.
—Santi Numi!... Sta a vedere che l'ho perduta!... È sicuro, sicurissimo che l'ho perduta! Oh santi Numi, santi Numi, santi Numi!
Il Consigliere voleva farsi dire a voce che cosa le avevano scritto; ma la Balladoro non gli badava. Tornava a vuotarsi le tasche, in cui aveva già rimessa la roba, e le rovesciava, e gemeva, e gridava. e pestava i piedi quando all'improvviso le balenò in mente dove l'aveva messa, e allora, aprendosi il vestito:—Sia malignaza!—esclamò, calmandosi e sorridendo, e la tirò fuori con aria trionfante.
Il Consigliere la prese e cominciò a leggerla a mezza voce, fermandosi, come per riflettere, sui punti più importanti, e la Balladoro, seria, impettita, prendeva un'aria di maggior sussiego a mano a mano che in quell'altro vedeva crescere la maraviglia.
—Per bacco, cara la mia Dogaressa!—esclamò lo Spinelli appena ebbe finito di leggere,—è proprio una fortuna che le piove dal Cielo!
—Oh in quanto a me...—soggiunse Donna Lucrezia con un certo tono, come avendosene a male.
—Cioè, volevo dire una fortuna che capita alla signorina Alamanni.
—Crede?