La signora disse loro di tornare alle due, e quando gli amici si accomiatarono, stringendo la mano di Giulio mormorò ancora, con voce flebile:

—Mi saluti il mare!... Il mio bel mare!...

Appena in Via Torino, Giulio si sentì piovere un pugno, tra capo e collo.

—L'hai magnetizzata!—esclamò Clementino.—Ti dà tutto quello che vuoi!

Andarono a far colazione: Giulio invitò l'amico in una trattoria, dove era sicuro che gli facevano credito.

Come avrebbe potuto tornare all'ufficio?... Con ottomila lire da intascare alle due?... All'ufficio ci sarebbe andato più tardi.

La colazione fu lietissima: e Clementino contraccambiò l'amico dandogli, a bocca piena, i più preziosi consigli del mondo.

—La signora Amalia, è una gattina,—te lo dico io;—a saperla lisciare, se ne fa tutto quello che si vuole. E poi tu le piaci; si vede! Tu, dà retta a me; gli dovrai usare qualche piccola attenzione: un mazzo di fiori alla sua festa, un panettone al Natale; e vedrai cosa ti dico: ti rinnova per tutta la vita!

Rimasero a tavola fino al tocco e tre quarti. Giulio, cogli occhi lustri, nuotava nell'azzurro.

—Dobbiamo avviarci?—disse per il primo all'amico.