La signora Amalia arrossì, e chinò il capo mormorando "pazzarello pazzarellone!" poi facendo le più amabili smorfiette, e colla voce più carezzevole, piegandosi mollemente sul canapè, disse al signor Giulio di ripassare da lei il giorno dopo, che gli avrebbe dato una risposta. Lei, la somma, non l'aveva proprio, assicurava, ma ne avrebbe parlato con suo cognato, e riteneva di poter combinare.
—Per altro... devo avvertirla di una cosa...—Giulio tornò a passare dal batticuore della speranza a quello del dubbio—mio cognato... forse... poveretto, anche lui è tanto disgraziato! non avrà nemmeno tutto il denaro, che le occorre, dovrà rivolgersi a terze persone... e sa bene... in giornata il danaro è molto, molto caro....—Ma la signora Amalia disse quel molto, molto caro, dolcemente, languidamente, rivolgendosi colla testina piegata e socchiudendo gli occhi al giovane Barbarò... come se il molto, molto caro, fosse proprio lui... il molto caro del suo cuore.
—Oh il mio amico è un gentiluomo,—esclamò Clementino, mentre l'altro, che avea riacquistata la parlantina, assicurava la signora, che non faceva questione per il frutto.—Il mio amico si trova per caso in un piccolo bisogno. Ha da fare un viaggetto di qualche giorno.
—Oh il viaggiare!—esclamò la signora Amalia;—come sarei beata di poter viaggiare!
—Deve andare a Genova.
—A Genova? Il mare?... Oh il mare!—e la sensibile signora socchiuse gli occhi, respirando con abbandono.
—Sicuro, e il mio amico non vuol dipendere da suo padre, non vuol rivolgersi, per estrema delicatezza, ai suoi mille e cento ragionieri per cui se suo cognato gli volesse procurare la sommetta, ci sarà il caffè anche per lui.
—Oh, a questo noi non ci si abbada. Se si può fare un piacere si fa... per rendere servizio a una persona di garbo.
Clementino, vista la buona disposizione, domandò se non era possibile aver la risposta in giornata.