—È suo figlio: suo figlio unico e solo. Erede di tutti i milioni.
—Perdonerà... perdonerà, signore... ecco, le dirò, mio cognato.... Ma prego... mi faccia l'onore... Venga... s'accomodi!—e tutta complimentosa e scodinzolando, la signora Amalia andò innanzi per condurli nel salotto, spalancando gli usci con enfasi, voltandosi quasi a ogni passo con un s'accomodi—scusi tanto, diretto al figlio del Barbarò.
Clementino spinse innanzi Giulietto con un pugno nella schiena, sussurrandogli piano, all'orecchio:
—Siamo a cavallo.... Ti dà le otto mila lire, e poi il cuore, e poi il resto!...
Il salotto era buio; la signora Amalia si affrettò per tirar su le tendine, ed aprir le finestre, ma le cordicelle non giravano, e ci volle l'aiuto di Clementino.
—Non ci vengo mai,—esclamò quando entrò la luce.—Dacchè è morto mio marito,—e sospirò per la terza volta,—vivo così ritirata.... Prima si faceva un po' di musica, adesso non ricevo più... non vedo più nessuno.
Infatti nel salotto spirava un odorino di muffa e di richiuso. Era una stanza di mezzanino, bassa e larga, coi mobili coperti di tela unta, rossiccia. Qua e là vicino agli usci, e sotto le finestre pappagalli e altri uccelli d'America imbalsamati, e dappertutto sulle tavole, sulle mensole, sui palchettini, e appesi alle pareti orologi grandi e piccoli, di ogni forma, di ogni qualità, a molla, a pendolo, a squilla. Il marito della signora Amalia, era stato un orologiaio fallito.
—Si accomodino, signori. E lei,—soggiunse rivolgendosi al Barbarò con tutta la grazietta della sua civetteria,—si compiaccia di deporre il cappello,—e glielo tolse di mano per metterlo sul tavolino.
—Mio marito ha conosciuto moltissimo il signor deputato, e me ne parlava sempre con grande ammirazione. Anche mio marito, sa...—e a questo punto, la sensibile signora Amalia, alzò un'altra volta gli occhi al cielo sospirando,—anche mio marito, non faccio per vantarmi, era una testa fina. Ma il poveretto... non è stato fortunato.
—Non è stato fortunato?... Sacripante! Con un fior di donnina come lei?—esclamò Clementino stringendo i denti e sgranando gli occhi.