—Conosco il signor barone, e so com'è fatto. Oggi, scaduta la cambiale, vuole che sia pagata, pronto domani a scontarne una nuova, com'è naturale, avendo da trattare con persona che ha un nome illustre, un ricco patrimonio presentemente, e un avvenire (quello che gli prepara l'illustrissimo marchese Diego di Collalto) di milioni parecchi.—E il signor Bianchi spiegò di nuovo la cambiale, mettendola distesa sul tavolino.

—E allora, quando mi conosce, e sa di poter essere sicuro, mi trovi il modo lei, di rinnovare questa cambiale a tre mesi. In fine non si tratta altro che di mille cinquecento lire, e se non fossi agli arresti....

—So benissimo, signor marchese, so benissimo, che in tal caso non avrebbe bisogno di me. Ma... gli è, vede... che io sono sprovvisto: non sono un banchiere, come il signor barone; sono un agente d'affari e nulla più. Tuttavia cercherò di servirla per due o tre giorni... intanto... regolata questa pendenza, potrà rivolgersi ancora al signor barone e, se crede, penserò io a tutto, mediante una provvigione.

—S'intende, s'intende....

—Io non sono un capitalista, ripeto, e vivo sugli affari che fo per gli altri.

Dopo una simile dichiarazione Stefanuccio si sentì più tranquillo. L'amico, pensava, avea subodorato un buon affare, e per questo era venuto da lui con tanta premura.

Infatti il signor Bianchi, sempre più ossequioso, lasciò sul tavolino la cambiale scaduta, e si portò via la firma in bianco, per duemila lire, del marchese Stefano, che a quelle dimostrazioni di grande rispetto rizzava la testa e, gonfiandosi, faceva la ruota come un tacchino.

Per alcuni giorni l'agente d'affari non si fece vivo e Stefanuccio, prosciolto dagli arresti, si era già dimenticato di lui, del barone Castagneto, e della firma in bianco, quando vedendoselo una mattina comparir dinanzi al Caffè di Parigi, si consolò tutto, pensando che il signor Bianchi gli poteva procurare i quattrini che gli occorrevano per la beneficiata di madamigella Nicoly; un fiore esotico, e molto sbocciato, della compagnia equestre Ciniselli.

—Buone nuove?—gli domandò subito il Collalto che si era allontanato dai compagni, coi quali stava facendo colazione.—Buone nuove?

—Sì... e no, signor marchese.