—Ho ricevuto la lettera in questo punto....
—E mi parla di clausole!—continuava a gridare il povero ragazzo, pestando i piedi, camminando rabbiosamente in su e in giù per la stanza.
Il signor Serafino, a buon conto, stava sempre vicino all'uscio: non si sentiva troppo sicuro.
—Legga... legga, signor marchese, la lettera di convenzione. Dice espressamente: "le cambiali saranno rinnovate di tre in tre mesi sempre che il credito del marchese Stefano di Collalto si mantenga quale lo gode presentemente...." E a Livorno invece si crede che, dopo le chiacchiere, le lagnanze e le dichiarazioni del marchese Diego, anche il credito ne abbia molto scapitato.
Stefanuccio, a tali parole, passò dalla collera all'abbattimento il più profondo.
—Mi salvi, signor Bianchi, mi salvi o... succederà una catastrofe!
Il signor Bianchi, inorridito, gli fe' cenno di non dire di quegli spropositi.
—Se fossi in lei, cercherei piuttosto di indurre la marchesa a... a piegarsi al desiderio dello zio. Lo zio è vecchio, la sua signora madre è giovane ancora e... potrebbe aspettare.
—No, mai. Non domanderò mai a mia madre di sacrificarsi per me.
—Che bel cuore!—esclamò il signor Serafino guardando Stefanuccio con ammirazione.—Ma il bel cuore guasta sempre gli affari buoni!