Ma poi, quando spogliata e snodate le lunghe e grosse trecce, si avvicinò al piccolo letto, un lettino corto e stretto come il suo del Villino delle Grazie, trasalì improvvisamente.... Tutto il suo corpo sussultò con un fremito.... Si rizzò... tese le braccia... voltò la faccia come per fuggire un'immagine che le faceva orrore... poi si nascose gli occhi fra le mani che strinse nervosamente con un moto, con un urlo soffocato di ribrezzo, e infine disperata si buttò sul letto contorcendosi nello scoppio dei singhiozzi.
....No!... No!... avrebbe supplicato... si sarebbe trascinata ginocchioni dinanzi allo zio, ma non avrebbe subito quello strazio... quella vergogna!...
XI.
Non potè chiuder occhio; ebbe tutta notte la febbre; soltanto si assopì un poco verso l'alba, ma fece sogni orribili; poi sul tardi fu scossa di soprassalto dalla cameriera che batteva all'uscio, ed entrava in camera con una lettera di gran premura.
—Mio Dio, che ci sarà di nuovo?...—sospirò Angelica prendendo la lettera e alzandosi a sedere sul letto, mentre strappava la busta.
La cameriera aprì le imposte della finestra, e uscì subito, silenziosamente.
Chi scriveva era lo zio Diego:
"Nipotina cara, bon dì!—Hai dormito!... as-tu réve? E, sopratutto, hai riflettuto bene a' casi tuoi?—Di queste tre cose io ne ho fatto una sola: j'ai réfléchi, bien réfléchi!... Tu hai veduto che io ero dispostissimo, pur facendo un poco il grognard, com'è costume dei vecchi, a compiere qualunque sacrificio per te, per quel cattivo mobile del tuo generale in erba, e per il nostro nome. Non ho altra famiglia; siete voi due la mia tenerezza. Oggi invece, come si son messe le cose, non devo più prestarmi in nulla... devo battere in ritirata.