—Vuoi ritornare, cara?
—Sì.
—Torna!—gridò il vecchio al cocchiere colla vocetta secca e tremula; poi chinandosi di nuovo verso Angelica, le domandò:—Vuoi tornar subito all'hôtel, o scendere per una mezz'oretta al Cova?...
—No, no; all'albergo, all'albergo!—rispose Angelica con impeto.
—Hôtel de la Ville!—tornò a gridare il marchese Diego al cocchiere, mettendosi una mano aperta alla bocca per essere udito meglio.
Arrivata all'albergo, Angelica salutò appena lo zio, e si avviò difilato per le scale. L'altro la salutò colla solita effusione, ma poi, appena l'ebbe perduta di vista, mormorò dispettosamente con un'alzata di spalle:—Se sulle prime il calice le sembra amaro, lo troverà dolcissimo fra qualche anno!
Angelica, nel frattempo, aveva licenziato la cameriera dell'albergo, indicandole con un cenno che non avea più bisogno di nulla, e chiusa sola nella camera, si era messa subito a scrivere a Andrea, e gli scrisse cogli occhi pieni di lacrime, col seno anelante; piangendo, sorridendo, delirando; gli scrisse così appassionatamente, con tanta effusione, con tanto abbandono come non avea mai osato, come non avea mai voluto per l'innanzi. Per la prima volta essa gli dava in tutta la lettera del tu, e le parole mia, tua, sempre, Andrea, si seguivano con una frequenza, con una foga febbrile... Andrea nel leggere più tardi quella lettera, Andrea che avea ben fissa in mente l'amica, dovea sentire le calde parole corrergli nel cuore e nel sangue, come altrettanti baci e dovea rimanerne lui pure stordito, inebriato, febbricitante.
Finita la lettera, Angelica la suggellò, chiamò per mandarla subito alla posta, poi, rimasta sola nuovamente, si alzò, si strinse forte la mano sul cuore, come se con quella lettera le fosse fuggita via anche l'anima... si asciugò gli occhi... fe' un atto risoluto, quasi promettendo a sè stessa, al suo amore che sarebbe stata forte, che non avrebbe ceduto; e si preparò lentamente, sopra pensiero, per coricarsi.