—E le cambiali di Stefano?...
Non poteva più partire; doveva rimanere a Milano. Ma, lì per lì, pensò che appena all'albergo avrebbe telegrafato a Andrea di venire, e con Andrea a Milano, anche quel cielo pesante e ristretto, anche tutta quella gente antipatica, anche quella città uggiosa, prendevano un aspetto meno triste.
Andrea avrebbe pensato e trovato il modo di salvare suo figlio. Oh con Andrea poi non c'era tanto da scherzare; avrebbe dato una buona lezione allo zio Diego, e avrebbe schiacciata la testa alla biscia schifosa. Andrea era pieno di onore e di coraggio, mentre quell'essere... innominabile, era un vigliacco! non aveva altra forza che il suo danaro,—danaro rubato.—Non aveva altro coraggio che contro di lei:—una donna!—Essa lo aveva rimesso al posto, e lui per meglio vendicarsi del disprezzo, della vergogna patita, aveva finto di pentirsi, e nel cuore covava la vendetta. Ma lo zio sognava; aveva esagerato le sue speranze... e lei si angosciava troppo e forse a torto. Ma... e se invece fosse tutto vero?... e se in tal caso, quell'individuo senza coscienza, senza onore, irritato e spaventato dalla presenza di Andrea, rivolgesse tutto il suo astio e i suoi furori contro Stefano?...—Stefano era nelle sue mani!...
A questo punto il marchese Diego, che le avea sempre parlato senza ottener mai una risposta, si era voltato per guardarla e ne rimase colpito. Angelica non era più pallida, ma livida: aveva gli occhi infossati, il volto affilato e contratto. In quei pochi istanti pareva fosse smagrita e invecchiata di più anni.
—Mah!...—sospirò di nuovo il marchese, e come per confortarla, tornando a battere la palma della mano sul pomo della mazzetta, esclamò:—Les enfants sont des soucis!—poi, drizzando il piede, si ammirò lungamente la punta lunga e sottile della scarpetta lustra, e ripetè ancora una volta, ma a mezza voce, e con una cantilena da ritornello di operetta: Les enfants sont des soucis!...
La povera Angelica, per altro, se prima non gli dava ascolto, adesso non capiva più niente; non sapeva nemmeno più d'essere sui bastioni, in carrozza, accanto allo zio.... Più niente!... Il suo affanno era diventato angoscia, e perdeva la testa in mezzo a pensieri sempre più terribili.
—No!... Non doveva telegrafare a Andrea; doveva restar sola a soffrire, a combattere!... L'arrivo a Milano di Andrea, il suo sdegno, la sua collera potevano perdere Stefano... No, no!... bisognava usare molto tatto, molta prudenza.—Suo figlio, la vita, l'onore di suo figlio erano in balìa di quella gente. Se si fosse trattato soltanto di danaro, della carriera, sarebbe stata un'altra cosa.... Ma le firme delle cambiali erano false... sarebbe messo in arresto subito... poi il processo... la degradazione... la prigione!...
—Ti senti male, nipotina?—le domandò lo zio Diego, che si era voltato ancora per guardarla.
—No.
Cominciava intanto a farsi buio; la luce fioca dei lampioni appariva in una doppia fila interminabile sotto le fronde nerastre dei grandi alberi. La gente e le carrozze andavano a mano a mano diradando.