—Come vuoi, cara; come vuoi.—Il vecchio tacque per alcuni istanti, mormorando appena:—Povero Stefano!... povero Stefanuccio!—poi, stringendo le labbra, sospirando e battendo la palma della mano sul pomo d'argento della mazzettina con un "mah!" pieno di sottintesi, e che dovea essere come la conclusione de' suoi propri pensieri, si mise a parlar d'altro, ricominciando a passare in rassegna le signore più eleganti, e i giovanotti che più facevan discorrere di sè, motteggiando, come avea l'abitudine, su tutto e su tutti.
La carrozza fece un altro giro, poi un altro ancora, e Angelica, pallida e muta, cogli occhi fissi, immobile al suo posto, non vedeva più nessuno in mezzo al brulichìo rumoroso, non ascoltava, non udiva più nemmeno il continuo chiacchierare del vecchio marchese. Dentro di lei, col dolore più acuto e disperato, ribolliva un impeto di ribellione contro la Provvidenza, contro Dio medesimo, contro il destino, e contro l'egoismo freddo e brutale dello zio Diego. "Non avrebbe ceduto, no!... non avrebbe ceduto!... Era orribile e infame quanto le proponevano!... era uno strazio, e sarebbe stata una colpa, quasi un delitto! Non lo voleva il suo cuore, non il suo onore, non il suo sangue! Era un'offerta impossibile, assurda, ributtante, odiosa; sarebbe morta di vergogna e di ribrezzo. Legarsi, vivere, darsi a... a un essere ignobile che disprezzava e che aborriva!... e tutto ciò quando la sua mente, la sua anima era piena di un altro; quando era innamorata di un altro... quando gli apparteneva!...—Andrea, oh Andrea,—pensava con uno schianto del cuore,—non temere, tua, sempre tua, sì, tua, tua, tua, a dispetto di tutto e di tutti!"
Lo zio le faceva rabbia: quell'individuo innominabile le faceva ira e orrore; lo sprezzava e l'odiava; la sua lurida immagine le metteva i brividi; era uno spasimo, era la repulsione di tutto l'essere suo. Odio le inspirava quell'uomo; odio soltanto; odio e schifo!... E lei avrebbe dovuto.... Oh morire piuttosto, morire, morire, cento volte morire! No, no; era impossibile; lo zio aveva sognato; era impossibile! Non sapevano tutti che amava Andrea?... che era sua, per tutta la vita, per tutta l'eternità,—sempre! sempre!—Non sapevano tutti che lo amava e che si amavano, che lo adorava e che si adoravano?—Andrea! Andrea!—Sarebbe morta piuttosto, sì... sarebbe morta stretta al collo di Andrea, col cuore sul suo cuore, colla bocca sulla bocca sua; sarebbe morta in un bacio... lo voleva un bacio... il primo... l'ultimo... un bacio che sarebbe stata la sua felicità... e la sua vendetta!...
Il marchese, come niente fosse, continuava a chiacchierare e a salutar le signore; Angelica, invece, coll'inferno nel cuore, e con tanto succedersi e affollarsi di pensieri affannosi, di sentimenti i più opposti, d'odio e di amore, rimaneva ostinatamente muta, ma diventava sempre più pallida.
Non poteva vedersi in quel maledetto Milano!... si sentiva soffocare; voleva correr via subito; voleva tornare a Gallarate; voleva, doveva rivedere Andrea:—oh Andrea!—voleva, doveva dirgli tutto! Era sua, lei, cosa sua—sua!—aveva diritto Andrea di saper tutto. Andrea l'avrebbe consigliata, l'avrebbe aiutata, e l'avrebbe vendicata, perchè quell'offerta era un oltraggio... un oltraggio vile!—Gallarate!... com'era bello Gallarate!
Aveva la febbre di essere fuori di Milano, di essere di nuovo in mezzo alla campagna silenziosa, fra la gente ignota e buona; aveva la febbre di essere sola—sola con Andrea—di confidarsi con lui, di sentire da lui la risposta che doveva dare.—Avrebbe fatto sempre ciò che Andrea le avrebbe detto di fare;—le pareva che appena uscita dalle porte di Milano, i suoi tormenti dovessero alleviarsi; le pareva di ritrovare il conforto e la pace. Come voleva bene al Villino delle Grazie!... Andrea era là... pensava a lei... l'aspettava... Andrea!... Andrea!... Andrea!...
E in quei trasporto e in quel sospiro dell'anima per la felicità trascorsa e distrutta, tutto ciò che Angelica ricordava di quei luoghi e del villino, fin le muraglie guaste dal tempo e coperte d'edera, fin lo stridore e il cigolìo echeggiante del vecchio cancello di ferro, le riempiva il cuore di rimpianto e di desiderio.
—Sì... sì... voglio partir subito,—prometteva a sè stessa.—Appena ritornata all'albergo manderò a ordinare una carrozza all'Anonima e via... senza più veder nessuno!—Chi può impedirmi di andar via?... sono libera, sono padrona di me; soltanto Andrea,—oh Andrea, Andrea!—soltanto Andrea ha il diritto di comandare, di imporre la propria volontà; sono sua, tutta sua.
Ma a un tratto, un nuovo pensiero soppraggiunse ad arrestarla in mezzo a' suoi propositi, ad agghiacciarla, a sospenderle per un istante il battito del cuore.