Angelica, a tali parole, invece di confondersi, di smarrirsi, riacquistò, con un impeto di sdegno, tutto il suo coraggio, e il suo dominio su sè stessa. Guardò il marchese risolutamente, con un tono altero, quasi sprezzante:
—Risponderai al signor Pompeo—gli disse—che lo ringrazio dell'onore che vorrebbe farmi, e che non accetterei mai, in nessun caso. Gli puoi anche aggiungere, se credi, che ho promesso la mia mano al maggiore Martinengo.
—Non gli dirò nulla di tutto questo. Desidero che, prima, tu pensi bene a quello che fai.
—Ma non capisci che non son più libera?... che ho data la mia parola a Andrea?... Tu lo sapevi già, del resto!... per te non è cosa nuova!
—Pensaci, cara; e pensaci bene. Quando hai data la tua parola al capitano, tuo figlio non aveva firmato cambiali false per ottantamila lire. Trattandosi di salvare tuo figlio, mi pare che il Martinengo medesimo, se è uomo d'onore, dovrebbe scioglierti dalla tua parola.
—Ma è un mercato!... Mi si vende!...
—No, cara! non agitarti così!... Calmati, cerca di ragionare. Pensa che, in tutti i modi, non sarebbe altro che un sacrificio momentaneo, da parte tua: un sacrificio nobilissimo.
—Momentaneo, hai detto?... Allora non capisco bene....
—Ho detto momentaneo, perchè credo, sono sicurissimo che passato il primo momento, tu stessa ti stimerai felicissima di....—Guarda la duchessa di Melzo che ti saluta.—Buona sera, duchessa!... Buona trottata!—Come si conserva maravigliosamente bene!—.... Dicevo dunque, che tu stessa ti stimerai fortunata, fortunatissima di ciò che oggi ti si presenta come una contrarietà.
—No,—rispose la poveretta colla voce che le si strozzava in un rantolo.—No, ti proibisco di parlarmene!